IL COMMENTO | Cosa resterà… di un’estate “social”

Stagione al giro di boa anche in Calabria dove è legittimo interrogarsi sui ritardi, sulle potenzialità ancora una volta inespresse ma anche su quegli scatti d’orgoglio che, nell’era degli hashtag, mostrano che c’è ancora qualche speranza

Stagione al giro di boa anche in Calabria dove è legittimo interrogarsi sui ritardi, sulle potenzialità ancora una volta inespresse ma anche su quegli scatti d’orgoglio che, nell’era degli hashtag, mostrano che c’è ancora qualche speranza

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di Mariella Epifanio

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16 Agosto. Siamo dunque giunti al “giro di boa” di un’estate tutta calabrese. E da qui è possibile partire per fare un primo resoconto, un’analisi di ciò che è stato e ciò che c’è da fare per migliorare il resto di questa stagione e di quelle che verranno. Ovviamente sempre se la volontà, le competenze e il coraggio di migliorarle ci siano.

L’estate calabrese 2016 è iniziata, se ricordate bene, col post sui “peracottari” che, la straordinaria e schietta Selvaggia Lucarelli ha scritto, per evidenziare un pessimo lavoro di immagine che era stato costruito su una rivista turistica per sponsorizzare, nelle tratte aeree, la nostra regione; è proseguita poi, col video che Vittorio Sgarbi ha realizzato per portare all’attenzione del pubblico, un’altra stranezza tutta a discapito di una lenta e non desiderata ripresa del Sud d’Italia: il paragone del costo di un biglietto aereo tra Roma e New York, identico al costo del biglietto tra Lamezia-Milano.

Poi c’è l’affermazione di un grande calabrese, il magistrato e procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, punto di riferimento di ogni onesto cittadino di questa regione, che ha riempito di opinioni e pensieri, giornali e social network: «Prima ancora della politica e della ’ndrangheta, il problema della Calabria sono i quadri della pubblica amministrazione».

Insomma, tanta carne al fuoco. Tanto materiale sul quale poter discutere per capire dove i deficit di questa regione nascono e poi si sviluppano. Ovvio, per chi ancora non lo sapesse.

E la scia di notizie e informazioni di una calda e tormentata estate calabrese, alternata da un paio di violenti temporali sempre inaspettati e rischiosi per il nostro fragile territorio, è proseguita nella contrapposizione social di foto di paradisi marini tutti da scoprire con hashtag del tipo “#nonveniteincalabria” e, le foto denuncia di un mare sporco e inquinato. Un hashtag che ha avuto in realtà lo scopo, di attirare maggiormente l’attenzione sulle bellezze della nostra regione per nascondere la parte negativa di una Calabria che non è capace di fare turismo. Lo scrivo senza giri di parole. Omettere le denunce pubbliche non ci salverà dal declino. Tutt’altro.

Questa è stata l’estate di una rivendicazione di diritti del cittadino, di presa di coscienza e nascita di una cittadinanza attiva, in ogni angolo della Calabria. Mai si era vista una cosa del genere. Una rivendicazione, come quella di Nicotera, fatta di cittadini stanchi, che hanno occupato alcuni uffici dell’Asp di Vibo Valentia, per avere nero su bianco l’impegno di una presa di posizione degli enti preposti, sulle gravi condizioni del mare e della potabilità dell’acqua.

VIDEO | L’irruzione dei manifestanti di Nicotera negli uffici Asp

O come la presa di posizione di altri cittadini di diversi comuni calabresi, che si sono rimboccati le maniche, hanno preso badili e sacchi e, ripulito i loro paesi senza aspettare né risposta né permesso dallo Stato o da chi lo rappresenta. A ben pensare, anche se con tanta confusione ancora, più che in estate, sembra di stare vivendo una “primavera calabrese”; una di quelle magnifiche stagioni, che ti risvegliano dentro antichi ricordi, il valore di un passato che univa. Stiamo vivendo un periodo storico di questa regione, che ha spinto molti a rivendicare la dignità personale e il rispetto di diritti e doveri che, fanno ben sperare in un’ampia apertura di mentalità; in un cambiamento di rotta sociale, che fino ad ora stentava ad esserci.

In un’infinità di problemi, la Calabria continua ad essere scelta da molti vacanzieri per alcune sue qualità: la gastronomia, le bellezze paesaggistiche, la sua storia. Fino a quando però? Se rinunciamo a denunciare pubblicamente un abuso ambientale, la mancanza o lo stato di degrado di alcune infrastrutture pubbliche, la totale assenza in alcuni territori di servizi pubblici, il favoreggiamento di amici in appalti pubblici, cosa offriamo di unico, a chi paga per stare in questo paradiso? E a noi stessi cosa garantiamo? A chi conviene un Sud arretrato? Sicuramente a molti ma, non a noi calabresi. Il senso critico, la forza di indignarci davanti alle cose che non funzionano, ci salverà dall’apatia e da questo contenitore ormai stretto e antico che molti continuano a chiamare “Questione meridionale” ma che è qualcosa di molto più complesso e delicato.
Chi sceglie questa regione, lo fa per un motivo ben preciso: perché è una terra vera e fiera del suo passato.

E a quello bisogna puntare. Se alla Calabria togliete la sua storia, le avete tolto l’anima. La piccola ma importante Calabria, fatta di sagre tipiche, di eventi culturali e religiosi, delle strette e antiche viuzze di paese, dei palazzi vecchi sempre uguali negli anni, della collina verde, della sua macchia mediterranea, di opere pubbliche che rispettano il contesto in cui vengono realizzate, garantisce un turismo più vero, di qualità e ricercato. L’esperienza reale che molti turisti vogliono vivere in Calabria.

Quindi, cosa resterà a noi calabresi di un’estate così social? Due consapevolezze sicuramente: l’aver riscoperto l’indignazione come mezzo per garantire la tutela del territorio e dei propri diritti e, che non abbiamo più tempo da perdere se, vogliamo dare un nuovo volto alla nostra Calabria, nel rispetto della sua identità.