giovedì,Maggio 6 2021

«La natura non si ama prendendola a fucilate»

Il Wwf Calabria controreplica alla Federcaccia sulla selezione del cinghiale e sul coprifuoco alle 22. E sull’Angitola aggiunge: «I cacciatori dimostrano scarsa conoscenza in materia»

«La natura non si ama prendendola a fucilate»
L'oasi naturalistica del Lago Angitola

di Wwf Calabria

Di fronte alla solita, azzardata, arrampicata sugli specchi e al profluvio di inesattezze e di autocelebrazioni quali difensori dell’ambiente e della salute pubblica della Federcaccia (altro che vaccini e terapie intensive!) ammettiamo il nostro imbarazzo nel dover scegliere da dove cominciare. Cosa c’entrino la caccia al cinghiale e l’addestramento dei cani con il Covid, lo dovrebbero spiegare loro e i loro amici alla Regione, non noi, visto che, come da citazione testuale dell’ordinanza regionale n. 26 del 14 aprile, l’oggetto riguardava espressamente “Ulteriori misure per la prevenzione e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-2019. Con la quale si concedeva ai signori cacciatori di andare a sparare i cinghiali, anche dopo le ore 22,00 e di eviscerali anche dopo quell’orario, purché “in forma individuale”, magari (non è dato saperlo) abbandonando i visceri direttamente sul posto o portandoseli nel garage di casa per macellarli con più calma. In attesa del veterinario pronto ad accorrere alla loro chiamata per i “necessari controlli sanitari”. Capitolo a parte i capi non recuperati e lasciati a marcire chissà dove.

Ricordiamo inoltre agli smemorati (quando parlano del Wwf gli attacchi di amnesia sono frequenti) che una bella mangiata di cinghiale in compagnia, qualche problemino con la diffusione del virus lo ha provocato, non solo in altre zona d’Italia, ma anche in provincia di Catanzaro, nel gennaio scorso. Davvero patetico il loro tentativo di giustificare la caccia rispetto agli allevamenti e al consumo di altre carni, come se la sofferenza e la morte di altri esseri viventi nei macelli dovesse fare da paravento alla morte e alle sofferenze provocati dalla caccia, come se un male potesse giustificarne un altro. A meno che non si nutrano solo delle loro vittime (con meno grassi) e risparmino per pietà vitelli, capretti e maiali (troppi grassi?).

Sull’efficacia della caccia nel controllare le popolazioni dell’ungulato, c’è da chiedersi come mai, dopo lustri in cui il cinghiale si caccia in tutti i modi, legali e illegali, siamo sempre “da capo a dodici”, con cervellotici piani di “contenimento” che sparano cifre a caso da un anno all’altro, come l’ultimo, che prospettava 10.000 capi da abbattere in poco tempo e di cui si è persa traccia. Ma, a pensarci bene, non sono forse gli stessi cacciatori che tre anni fa hanno contestato “la totale mancanza di controllo con cui è stata effettuata la caccia di selezione”?  

Gli stessi che lamentavano la mancata adozione di “misure di prevenzione per mitigare l’impatto delle popolazioni” quali il finanziamento di opportune recinzioni e miglioramenti ambientali? Davvero commoventi poi le lacrime da coccodrillo versate sui danni all’agricoltura, da parte di chi questi danni li ha provocati da quando ha liberato per il proprio sollazzo i porci nerastri, pur sapendo quali sarebbero state le gravi conseguenze sull’ambiente e l’agricoltura, ignorate allegramente pur di avere nuove prede e più redditizie per i loro lauti carnieri.

È davvero strano poi che, visto che il Tar avrebbe “dato torto al Wwf sul calendario venatorio sui periodi e sulle specie cacciabili”, la Regione, dopo l’ordinanza del 13 settembre, sia stata costretta a: eliminare due specie dall’elenco delle cacciabili, ridurre il periodo di caccia al 13 gennaio per altre quattro, e a sospendere la caccia in alcune zone della Regione modificando quindi lo stesso calendario venatorio.

Quando poi si tira  in ballo l’Angitola, giusto per sfogare il disprezzo nei confronti delle zone dove non possono esercitare la loro passione fucilatoria, sostenendo la sua presunta inadeguatezza ad essere “Zona Ramsar in quanto bacino artificiale, dimostrano la loro scarsa conoscenza in materia, visto che per la stessa Convenzione (Art.1), per “zone umide si devono intendere, oltre alle paludi e gli acquitrini anche “i bacini naturali o artificiali” e che molte delle più importanti zone umide Ramsar sono laghi artificiali. Senza trascurare il fatto che gli uccelli acquatici non sottilizzano troppo sulle origini delle zone umide. In merito alla minore presenza di uccelli acquatici rispetto al passato, non pensiamo che una cura a base di piombo avrebbe giovato ad invertire la situazione.

Di una cosa, però, vogliamo ringraziare sinceramente la Federcaccia: quando accusa il WWF di favorire “la Movida” e lo “shopping” (Sic!), ci ha risparmiato le bische clandestine e i rave party.

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