lunedì,Dicembre 6 2021

Contro la riforma del regime forfettario: «Si tuteli il lavoro autonomo»

Intervento del segretario provinciale del partito socialista Gian Maria Lebrino: «La sinistra socialista e riformista a fianco delle piccole partite iva. Una battaglia di giustizia sociale»

Contro la riforma del regime forfettario: «Si tuteli il lavoro autonomo»
Un artigiano al lavoro

di Gian Maria Lebrino*

Notizie non rassicuranti giungono dalle stanze del Mef ove, pare, si stia lavorando ad una riforma peggiorativa del regime forfettario che dovrebbe prevedere l’innalzamento sia dei coefficienti di redditività (cioè, la percentuale da considerare sul fatturato totale ai fini del calcolo del reddito imponibile e che varia in base al codice Ateco) che dell’aliquota dell’imposta sostitutiva (che dovrebbe passare dall’attuale 15% al ben più gravoso 23%, con un aumento della pressione fiscale, dunque, di oltre il 50%).

Gian Maria Lebrino (Psi)

Se tutto ciò dovesse avverarsi rappresenterebbe un duro colpo per tutte quelle piccole partite iva (liberi professionisti, autonomi, piccoli imprenditori, commercianti, artigiani ecc. ecc.) che, dopo oltre un anno di profonda crisi economica segnata dalla situazione epidemiologica in atto, vedeva con fiducia all’intensificarsi della campagna vaccinale, alla riapertura di tanti settori economici, produttivi e sociali ed alla prossima partenza del Recovery Plan.

Si sperava, così, di agganciare una forte ripresa economica capace di dare, finalmente, una vitale boccata d’ossigeno e, invece, si rischia di essere buttati fuori da un treno in corsa. La notizia di tale accanimento fiscale su una fascia economico-professionale-produttiva già bistrattata e in profonda crisi (già da diverso tempo, a dir la verità) è così assurda da apparire una fake news! Eppure è quanto emerge dal Report del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla riforma dell’Irpef che è stato presentato nei giorni scorsi alle Commissioni riunite di Camera e Senato.

Tale accanimento appare ancor più incomprensibile nell’attuale contingenza economica segnata dalla peggiore crisi dal secondo dopoguerra ad oggi, dal momento che graverebbe sulla fascia produttiva più debole e meno tutelata del Paese. Non si toccano i grandi capitali, non si combatte l’evasione (anzi, condono dopo condono si è ingenerata l’idea che pagare le tasse sia compito dei soliti “fessi”), non si tassano i flussi finanziari né i giganti del web e quelli dell’e-commerce che, causa covid e restrizioni varie, da un anno a questa parte hanno visto aumentare vertiginosamente i loro guadagni.

A fronte di una tassazione media in Italia del 43%, queste grandi multinazionali pagano appena l’1% del loro fatturato. Ogni argomentazione in merito agli effetti distorsivi di tale enorme disparità di trattamento fiscale sul mercato e sulla concorrenza è del tutto superflua! La strada per “fare cassa” che, invece, pare intenda intraprendere il Mef è quella di colpire (duramente) i forfettari, rei di sopravvivere nonostante tutto e tutti. Agli occhi di qualcuno questo forte istinto di sopravvivenza deve forse apparire sintomo di chissà quale sotterfugio, evasione o speculazione senza soffermarsi, invece, sulla passione per il proprio lavoro, sul senso del dovere, sui grandi sacrifici e le privazioni quotidiane che fanno parte proprio del dna del “forfettario”.

Ma questa volta il rischio è quello di infliggere un colpo mortale a centinaia di migliaia di partite iva, che non sono numeri e dichiarazioni dei redditi bensì uomini e donne fatti di competenze, professionalità, capacità, doti innate, esperienze maturate, investimenti, sogni e progetti. Un capitale umano che rischia di essere spazzato via! Un capitale umano che, chissà per quale motivo, è da sempre lasciato solo, mal visto se non osteggiato da una parte politica ed illuso e strumentalizzato dall’altra parte. Questa riforma, in definitiva, appare non solo inopportuna ma del tutto irrazionale: colpisce la fascia produttiva, economica e professionale più vicina al territorio ed ai cittadini (la c.d. “economia di prossimità”); penalizza i redditi più bassi; disincentiva gli investimenti ed i nuovi progetti; aumenta l’indisponibilità a lavorare e a mettersi in gioco; non tiene conto dell’utilità dei sistemi fiscali agevolati nel far emergere il sommerso.

È una riforma che avrà come logica conseguenza quella di penalizzare il lavoro, gli investimenti, la produzione di beni e servizi, l’occupazione e, al contempo, quella di aumentare l’assistenzialismo e il ricorso gli ammortizzatori sociali. È una riforma assurda, contro la quale (se davvero attuata) le partite iva rientranti nel regime forfettario si mobiliteranno per scendere in piazza, con il sostegno deciso e convinto della sinistra socialista e riformista. È una battaglia di tutela del lavoro autonomo! È una battaglia di giustizia sociale e contributiva! È una battaglia di sopravvivenza!

*Segretario provinciale del Psi di Vibo Valentia e responsabile nazionale politiche sociali del Psi

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