Vibo, ecco come rivitalizzare il Corso. Appello a grandi imprenditori e Comune

Alcune proposte concretamente attuabili per dare nuova linfa a quella che un tempo era l’anima commerciale della città. L’intervento dell’ex assessore comunale Nicolino La Gamba
Alcune proposte concretamente attuabili per dare nuova linfa a quella che un tempo era l’anima commerciale della città. L’intervento dell’ex assessore comunale Nicolino La Gamba
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Saracinesche abbassate. E cartelli con le scritte “Vendesi”. Il deserto che attraversa corso Vittorio Emanuele III, a Vibo Valentia, rappresenta uno schiaffo alla storia della città. Da cuore pulsante dell’economia e della vita sociale, l’area pedonale lastricata con antiche basole che conducono al Municipio è diventata una zona off limits che rispecchia la crisi di identità dell’intero capoluogo. Una situazione rispetto alla quale, in veste di ex amministratore e di ex presidente dell’Associazione dei comuni “ViboVale”, sento il bisogno di dover intervenire sollecitato da numerosi commercianti del centro.

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L’elezione di Maria Limardo alla guida della città rappresenta una buona occasione per aprire, una volta per tutte, il dibattito su come procedere a una rivitalizzazione concreta e rapida di questa area della città in cui molti concittadini, durante la giornata, convergono per i più disparati motivi. Certo, diventa fondamentale il raccordo tra l’amministrazione comunale e l’associazione dei commercianti, perché assieme bisogna creare le condizioni per raggiungere lo stesso obiettivo. Un esempio pratico: il Comune potrebbe contribuire a fornire un’area per i parcheggi (gratuita) nei pressi del mercato coperto e far rimanere aperta la stessa struttura tutto il giorno. Bisognerebbe predisporre un bando per fittare i box chiusi e offrire così ai cittadini una maggiore e comoda possibilità di uscire con la famiglia e andare ad acquistare. È una “piccola” idea, questa, che potrebbe però contribuire a cambiare radicalmente le sorti del commercio del centro di Vibo Valentia.

La proposta concreta che invece rivolgo agli amministratori, e contestualmente ai grandi player economici del Vibonese, è davvero semplice nella sua realizzazione ma capace, in concreto, di dare nuovo impulso all’economia locale. Dato per assodato che la logica delle “attività standard” non premia, bisogna diversificare l’offerta. E quindi è ora di cambiare rotta: i grandi imprenditori del territorio potrebbero aprire punti vendita dei loro prodotti e mini attività a canone di vantaggio affinché venga compenetrata la funzione di attrazione turistica della città. Faccio qualche esempio pratico: Pippo Callipo con i suoi prodotti del tonno, Nuccio Caffo con i suoi liquori, Rocco Colacchio con i prodotti artigiani, i grandi gelatai di Pizzo e delle zone marine con i propri tartufi, i consorzi della cipolla rossa e via discorrendo, dopo il successo ottenuto sul territorio, al territorio “devono” ridare qualcosa. E ciò che “devono” ridare non è nient’altro che l’esposizione, con relativi arredi sul corso per la degustazione e vendita, dei propri prodotti invidiatissimi e apprezzati nel mondo!

Contestualmente, però, il Comune dovrebbe convocare un tavolo tecnico con le associazioni dei commercianti e i proprietari dei locali del centro affinché si proceda, per un arco temporale prestabilito, a calmierare i prezzi di fitto (magari attraverso agevolazioni fiscali per i proprietari) per sostenere questo processo di rilancio del turismo. I prodotti dell’eccellenza “Made in Vibo”, venduti anche a prezzo di convenienza, richiamerebbero in città migliaia di visitatori. E avrebbero gioco facile, allora, anche i commercianti di altri settori nel tenere aperti i propri negozi e ricominciare a proporre ai clienti i propri prodotti.

Certo, bisogna fare uno sforzo di qualità perché i clienti, oggi, cercano a buon prezzo merce di un alto livello qualitativo. E le condizioni perché anche a Vibo si possa procedere in questa direzione non mancano. Assistere impassibili alla situazione attuale, la cui decadenza imperante appare crescente settimana dopo settimana, significa semplicemente rassegnarsi all’idea che Vibo sia destinata a non avere sbocchi di alcun tipo. Perché se non si riesce neanche a ridare vita e fiato alle attività del centro, come si può immaginare che si riesca, nell’immediato futuro, ad agganciare le grandissime opportunità economiche offerte dagli strumenti regionali, nazionali ed europei a sostegno del Meridione?

A Maria Limardo, sindaco che stimo e che ho anche sostenuto in campagna elettorale, chiedo a nome di diversi commercianti con i quali ho avuto modo di parlare in queste ore di convocare un incontro per affrontare il tema e porre all’ordine del giorno questa proposta che non è semplicemente, o soltanto, mia, ma che è frutto dell’dea comune di quegli eroici commercianti che, nonostante la crisi, resistono e vogliono resistere all’idea di dover chiudere definitivamente anche le saracinesche dei propri negozi.

Nicolino La Gamba

già assessore comunale