Festival Leggere e Scrivere, un patrimonio di cui fare tesoro

In una realtà così problematica come Vibo Valentia, la kermesse assume la valenza di una speranza di “normalità” e di creatività che inocula il buon virus dell’ottimismo
In una realtà così problematica come Vibo Valentia, la kermesse assume la valenza di una speranza di “normalità” e di creatività che inocula il buon virus dell’ottimismo
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di Corrado L’Andolina*

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La cultura è il presupposto di ogni processo di crescita e di emancipazione da vecchi e nuovi ritardi. Il Festival Leggere e Scrivere, allora, diventa un patrimonio da tesaurizzare. E ciò per molteplici ragioni. In primis, perché coerente con un progetto di sviluppo che ha la sua base, appunto, nella cultura. E in effetti, economia stagnante, malavita organizzata, scarsa mobilità sociale, disfunzioni lavorative nascono e si alimentano sempre in contesti arretrati culturalmente. In secondo luogo perché, come mi ha insegnato mio padre: “Per cultura s’intende tutto ciò che muove e promuove la formazione umana, la consapevolezza individuale, l’acquisizione del potere di critica”. Il Festival Leggere e Scrivere, rientra perfettamente in quest’ottica. Non fa mera accademia o riproposizioni di eventi culturali rispondenti ai soliti cliché. Piuttosto, “muove e promuove la formazione umana” come poche altre iniziative riescono a fare.

Terza motivazione, la capacità di convogliare in un unicum coerente ogni branca del sapere e dell’attività umana: letteratura, giurisprudenza, politica, spettacolo, musica, teatro, arte, economia, medicina e così via. Quarta, la sua vis attrattiva nei confronti delle scuole e di tanti uomini e donne animati da curiosità intellettuale, amore per la lettura e per le cose belle. Quinta ragione, la sprovincializzazione di una comunità spesso esclusa dai grandi processi culturali, economici e politici della nazione. Sesta, la capacità aggregativa e calamitante di migliaia e migliaia di cittadini di tutto il comprensorio vibonese. Un collante formidabile per l’intera provincia.

Ma il Festival Leggere e Scrivere è un’iniziativa encomiabile perché in una realtà così problematica come Vibo Valentia, assume anche la valenza di una speranza di “normalità” e di creatività che inocula il buon virus dell’ottimismo, inteso non come generica predisposizione dell’animo alla positività, ma come operosa costruttività. Il corso Umberto I di Vibo, nei giorni del Festival si è popolato di gente, eminenti figure del sapere e delle umane attività, di tanti e tanti ragazzi che hanno recepito input culturali originali ed efficaci. Un buon modo di vivere il presente e un ottimo investimento per il futuro.

*Sindaco di Zambrone