“La sanità in Calabria non è solo carenze e disservizi”

L’esperienza di una figlia, alle prese con il doloroso decorso ospedaliero del padre (infine deceduto), grata al personale sanitario che se n’è preso cura soprattutto a Tropea
L’esperienza di una figlia, alle prese con il doloroso decorso ospedaliero del padre (infine deceduto), grata al personale sanitario che se n’è preso cura soprattutto a Tropea
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di Arianna Tassone

Difficilmente le buone notizie, fanno notizia. Io voglio raccontare questa storia perché non si dica più che al Sud, ed in particolare in Calabria, esistono solo casi di malasanità. E’ iniziato tutto cinque anni fa, quando per un infarto silente mio padre, l’ingegner Michele Tassone, è stato trasportato d’urgenza al Policlinico Universitario Mater Domini di Catanzaro e lì ricoverato in terapia intensiva per due settimane. E’ stato salvato dal “braccio della morte” e dopo pochi giorni è stato in grado di chiamarmi via Skype! Io mi trovavo a Torino, potrete immaginare il mio stupore nel ricevere una chiamata via Skype dall’account dell’ospedale messo a disposizione per i pazienti che hanno parenti lontani, al punto che chiesi: “Papà, ma davvero sei all’ospedale di Catanzaro?”. Nello stesso frangente, i medici diagnosticarono un’insufficienza renale cronica, motivo per cui furono prescritte delle sedute dialitiche tri-settimanali, da eseguirsi all’ospedale di Tropea, secondo il criterio della residenza.

Il reparto di Nefrologia e Dialisi di Tropea, nonostante soffra di carenze di posti e personale, soprattutto nel periodo estivo, momento in cui non possono essere accettate tutte le richieste inoltrate dai “pazienti temporanei”, gode di personale medico d’eccellenza, non solo in quanto a preparazione e competenza, ma anche per l’aspetto umano. Mio padre non era sicuramente un paziente “facile”, spesso rifiutava le cure (bisogna dire, dolorose) ed i trattamenti prescritti, nonostante la mia insistenza e l’accurata informativa, da parte dei medici tutti, ed in particolare del dottor Maccarone, sulle conseguenze che i suoi comportamenti avrebbero potuto avere.

Ad agosto 2019, ero con lui al reparto di Dialisi per un prelievo ematico e ho sentito con le mie orecchie il rifiuto da parte di mio padre di sottoporsi alla seduta dialitica e l’avvertimento (con tono tipico della paternale) del dottor Pugliese, Responsabile del reparto di dialisi dell’ospedale di Tropea, dati i valori e i sintomi, di un possibile edema polmonare. Tre giorni dopo, fu ricoverato d’urgenza, in fin di vita, all’ospedale di Vibo Valentia per edema polmonare. Era circa l’una di notte, il medico reperibile era la dottoressa Teresa Ingegneri che, conoscendo il paziente in quanto di servizio anche a Tropea, si attivò tempestivamente e, coadiuvata dall’infermiere Tonino Cichello, dopo ore a “lottare” con i suoi valori, lo portò fuori pericolo imminente. Due mesi dopo, mio padre mi lasciò definitivamente, per cause diverse, stremato dalla malattia. Non smetterò, però, di esprimere la mia riconoscenza verso tutto il personale del reparto di Nefrologia e Dialisi di Tropea, che l’ha curato, supportato e sopportato con tanta dedizione.

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