«Ho pianto per il Covid ma ora ringrazio medici e dirigenti dell’Asp»

Antonella Rotella, vicepresidente del centro Maranathà di Mileto, racconta la sua esperienza in prima linea nel pieno dell’emergenza coronavirus: «Quando decine di persone dipendono da te smarrirsi è molto facile»
Antonella Rotella, vicepresidente del centro Maranathà di Mileto, racconta la sua esperienza in prima linea nel pieno dell’emergenza coronavirus: «Quando decine di persone dipendono da te smarrirsi è molto facile»
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Un'infermiera stremata a fine turno. Una delle immagini simbolo della lotta al coronavirus

di Antonella Rotella*

Ora che l’acume dell’emergenza sembra essersi placato, ora che abbiamo il tempo di riflettere su ciò che ci è accaduto, ora che ci stiamo abituando a questa nuova fase della nostra vita, ora, possiamo concederci la possibilità di tributare un plauso a questo, troppo spesso, vituperato mondo della sanità vibonese che, invece, ha dimostrato, nel frangente più tragico della nostra storia dal dopoguerra ad oggi tutta l’efficienza del suo sistema.

Per vari aspetti della mia vita personale e professionale, la questione del Covid19 mi ha investita in tutta la sua complessa tragicità, e non già perché io sia stata contagiata, fortunatamente non sono venuta a contatto col virus, ma perché, così, tra capo e collo, da un giorno all’altro, mi sono trovata con l’enorme responsabilità di dover provvedere alla tutela della salute degli anziani ospiti della casa di riposo, degli utenti della comunità per tossicodipendenti e di tutto il personale in forza, che si aspettava da me, proprio da me, indicazioni e percorsi per fronteggiare un’emergenza senza eguali, un’emergenza per la quale, specialmente durante il mese di marzo scorso, il sentimento che serpeggiava tra tutti era una specie di paura mista a sospetto, impregnata di sgomento e di mancanza di punti di riferimento. Non credo di essere stata la sola a sentirmi smarrita, a non saper da dove cominciare, a ingoiarmi le lacrime per il terrore di sbagliare. Ho pianto, ho pianto di disperazione, nella stanza del mio ufficio con la porta chiusa, nel letto prima di addormentarmi, guardando mio figlio e non riuscendo ad intravedere un futuro. [Continua]

Il fatto è che non mi si chiedeva di piangere e, dunque, non potevo farlo, in special modo, davanti alle persone che da me si aspettavano risposte, risposte che non avevo. Mi si chiedeva protezione e io ne avevo bisogno a mia volta, è con questo spirito che è iniziata la storia del mio incontro con tutti quei professionisti dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia che, per un motivo o per l’altro, mi hanno accompagnata nella risoluzione di tutte le problematiche che si sono palesate, una dopo l’altra e una più dell’altra, in un periodo in cui, la lucidità del pensiero di ciascuno era garantita solo dalla condivisione delle lucidità di pensiero di tutti.

Ho incontrato, in quest’impervio cammino, un commissario straordinario che, per quanto sia quasi mio coetaneo, si è curato dei problemi che gli ho sottoposto con la saggezza e la diligenza del buon padre di famiglia; mi sono imbattuta nel responsabile e negli operatori del dipartimento di prevenzione che mi hanno accompagnata, con amorevole costanza, nella ricerca di soluzioni e nell’assunzione di decisioni equilibrate, per la tutela della salute delle circa 80 persone (tra ospiti, personale e volontari) che a me domandavano protezione; ho incrociato la vita e il lavoro di assistenti sociali straordinari che mi hanno istruito e instradato circa le modalità di trattamento di persone fragili in situazioni estreme; ho trovato medici umili e silenziosi che hanno abbracciato, in momenti di drammatica inquietudine, la complessa  situazione di fragili pazienti, curandoli con professionalità e prendendosene cura con amore.

Voglio elencarli tutti per ringraziare ciascuno: Giuseppe Giuliano, Giuseppe Rodolico,  Antonio Demonte, Giuseppe Grillo, Raffaele Bava, Franco Zappia, Enzo Natale, Michele Brogna, Maria Grazia Grillo, Sara Fiorillo, Paola Spada, Mirella Massara e tutti quegli altri di cui non rammento i nomi ma di cui  ricordo, vivamente, i volti. Grazie di vero cuore.

Cosa posso fare per voi per ringraziarvi di quanto avete fatto e fate per noi tutti, forse posso chiedere qui, pubblicamente, a tutte le donne e  gli uomini di buona volontà di contribuire a limitare la diffusione del virus tra di voi, Angeli della Salute, di donare i dispositivi di protezione individuali più difficili da reperire: le tute monouso, in modo che, soprattutto gli operatori che effettuano i tamponi, siano provvisti di una barriera in più.

Così come altrove, anche nella nostra realtà vibonese, il settore prevenzione è spesso orfano di aiuti, ecco perché la donazione di questi particolari dispositivi di protezione può fare la differenza. In questa emergenza di dimensioni epocali, una cosa chiara l’abbiamo imparata tutti: la prevenzione può salvarci la vita! Il servizio di prevenzione e sanità pubblica dell’Asp di Vibo Valentia – Covid territoriale domiciliare – si trova a Moderata Durant. Facciamo pervenire in quella sede le nostre donazioni di Dpi.

*Vicepresidente Maranathà Mileto