“Cara signora sindaco, non avalli una scelta così divisiva”

Via Amirante a Vibo, il coordinamento di Libera scrive al primo cittadino Maria Limardo: «Se vi è la necessità di metter mano alla toponomastica, lo si faccia in ottica identitaria e non ideologica»
Via Amirante a Vibo, il coordinamento di Libera scrive al primo cittadino Maria Limardo: «Se vi è la necessità di metter mano alla toponomastica, lo si faccia in ottica identitaria e non ideologica»
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Giorgio Almirante

di Coordinamento provinciale Libera Vibo

Cara signora sindaco,
ci dispiace apprendere che la proposta dell’intitolazione di una via della nostra città a Giorgio Almirante, abbia avuto il placet della commissione Urbanistica. In questo preciso momento storico dove da ogni parte del mondo, ci sono prese di posizione forti e decise contro ogni forma di razzismo e fascismo, non crediamo servano scelte anacronistiche ma scelte condivise e inclusive il più possibile. Fino a questo momento abbiamo apprezzato lo spirito di confronto e apertura nei confronti delle associazioni della città, ma non comprendiamo ora, questa prova di forza rispetto ad una scelta così divisiva.

I proponenti hanno bollato come “inutili polemiche” le riserve in merito di coloro i quali, fin da subito, vi si sono  opposti. Non vogliamo minimamente fare i saccenti però crediamo sia doveroso dar alcuni cenni storici sulla figura suddetta, motivando la nostra contrarietà. Giorgio Almirante fu dirigente del partito fascista, firmatario del Manifesto della razza, che sotto l’egida del ministero della Cultura popolare (Minculpop), fissò le basi del razzismo italiano nel periodo fascista e anticipò le leggi razziali varate nel 1938. Fu capo redattore della rivista “La difesa della razza” in cui si propugnavano aberrazioni antropologiche e teorie pseudoscientifiche. [Continua]

Fu, nella Repubblica di Salò, capo gabinetto del ministero della Cultura Popolare, repubblichino quindi, di uno stato fantoccio nelle mani dell’esercito nazista e nel 1944 firmò un bando in cui tra l’altro, si ribadiva la pena di morte per i giovani renitenti alla leva.

E, fondatore del Movimento sociale italiano, non rinnegò mai la sua fede fascista e la sua ammirazione per Benito Mussolini, «la parola fascista ce l’ho scritta in fronte» disse durante un’intervista. Non serve ricordare che la Costituzione fonda la nostra Repubblica Italiana sul sentimento antifascista, antirazzista e democratico e che la Legge Scelba del 20 giugno 1952, dando attuazione alla XII Disposizione finale e transitoria della Costituzione, introdusse il reato di apologia del fascismo.

Lo scorso dicembre, tra l’altro, proprio lo stesso consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno attraverso il quale si conferisce la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, sopravvissuta ai capi di sterminio nazisti e senatrice a vita. Una situazione di incompatibilità evidente e tra l’altro già verificatasi in altri comuni rispetto alla quale la stessa senatrice ebbe a dire «La città non può fare due scelte che sono antitetiche l’una all’altra». Anche don Luigi Ciotti ci insegna che «c’è un filo che collega la Resistenza di ieri alle Resistenze di oggi: mafie, corruzione e illegalità e un Paese soggiogato dalle mafie e dai sentimenti fascisti non è un paese libero».

Intitolare una via, è una cosa seria perché è un modo per fare memoria di storie di uomini e donne che hanno avuto un qualche merito durante la loro vita e così lasciare ai posteri, il loro insegnamento. Ma quale messaggio volete dare alle future generazioni?

I problemi della città sono molti e di certo, riteniamo, sarebbe più opportuno spendere energie e lavoro su altri fronti però se vi è la necessità di metter mano alla toponomastica ben venga, ma si faccia con assennatezza storica, responsabilità civile e coscienza del domani, non in un’ottica ideologica bensì identitaria.

Un appello cara sindaco, affinché al posto – e non in aggiunta – di figure alquanto controverse e che spaccano la communis opinio in modo così evidente, si dia attuazione ad uno dei punti inseriti nel Patto per la Città, da lei sottoscritto: “Impegno ad onorare e diffondere la memoria delle vittime innocenti della ‘ndrangheta, procedendo all’intitolazione di vie, piazze, plessi e siti pubblici e organizzando periodicamente iniziative in loro ricordo”.

Lasciamo dunque, le figure politiche di respiro nazionale nei libri di storia e studiamole soprattutto, ma attraverso piazze, vie e monumenti riscopriamo la nostra identità cittadina attraverso una memoria viva e condivisa. Per tanto nell’augurare a lei e a tutta la sua Giunta, un buon lavoro per risolvere i tanti veri problemi che affliggono la nostra amata città, vi chiediamo di interrompere l’iter per l’intitolazione della via a Giorgio Almirante.