«Vibo ha il “diritto naturale” di ospitare il processo Rinascita-Scott»

L’avvocato Giuseppe Altieri interviene nel dibattito sulla scelta della sede del maxi-processo: «Non si dimentichino i diritti degli imputati e delle parti offese né quello della città a conoscere i fatti per poter reagire»
L’avvocato Giuseppe Altieri interviene nel dibattito sulla scelta della sede del maxi-processo: «Non si dimentichino i diritti degli imputati e delle parti offese né quello della città a conoscere i fatti per poter reagire»
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di Giuseppe Altieri*

Caro direttore,
senza con questo voler sostituire soggetti ai quali il ruolo istituzionale e politico attribuisce la responsabilità di incidere sui processi decisionali, credo sia  opportuno suscitare una riflessione su aspetti di carattere generale riguardo all’individuazione della sede nella quale procedere alla celebrazione del processo Rinascita Scott. [Continua]

L’avvocato Giuseppe Altieri

Mi pare che stanno emergendo elementi estranei, rivendicazioni territoriali che individuano nella celebrazione del processo un’occasione bottegaia, la speranza dei mercanti che vorrebbero indicare il  luogo di costruzione del tempio per incrementare i loro affari.

Quasi che i diritti degli imputati e delle parti offese all’accertamento della responsabilità penale assumano un valore secondario e minore e, soprattutto, senza tenere conto che il processo penale è rito catartico che per essere efficace non può essere svolto al di fuori del confine territoriale sul quale deve operare.

In momenti storici nei quali era indispensabile attribuire al processo penale una valenza ulteriore rispetto all’accertamento del reato si è sempre tenuto conto della necessità che il luogo di celebrazione fosse legato al luogo di commissione dei delitti.

Non avrebbe avuto senso celebrare il processo, anche se per la parte spettacolare dell’auto da fé, fuori dal luogo della manifestazione eretica: la figura del giudice ambulante di cui parla Alberto Gandino alla fine del 1200 era stata istituita proprio perché si aveva la netta convinzione, nell’aura religiosa che accompagnava il processo penale, della necessità della celebrazione del rito sui luoghi infestati dal crimine. Il processo ai criminali nazisti non avrebbe avuto la stessa efficacia riparatrice se condotto al di fuori della Germania e la scelta di Norimberga è stata dettata anche da ragioni simboliche.

Se la radice etimologica della responsabilità rimanda al concetto di rimettere a posto, ripristinare, riparare alla ferita non vi è dubbio che ciò può avvenire solo dove la ferita è stata prodotta. E non vi sono ragioni economiche o di strutture esistenti che possano contrastare tale ineliminabile collegamento tra luogo di celebrazione del processo e luogo di commissione del reato.

Le donne e gli uomini sottoposti a processo penale o che dai fatti contestati agli imputati sono stati offesi devono poter godere della massima espansione del diritto di difesa che verrebbe di fatto leso se la partecipazione fosse aggravata da trasferimenti quotidiani fuori dalla sede del palazzo di giustizia.

Vibo Valentia ha il diritto naturale, per richiamare l’art. 25 della Costituzione, di  conoscere, nel suo Palazzo di giustizia, quanto avvenuto sul suo territorio e, all’esito dell’accertamento penale, trarre da questa conoscenza, diretta e immediata, la capacità di reagire.

*Avvocato, già presidente dell’Ordine provinciale di Vibo