«I cacciatori e l’ambiente? Andatelo a dire alle allodole…»

Riflessione di Pino Paolillo del Wwf sulle contraddizioni nel mondo della caccia e sui danni alla natura causati dall’attività venatoria
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I cacciatori fanno sapere che loro all’ambiente ci tengono: non abbandonano rifiuti e usano bottiglie di alluminio al posto delle bottigliette di plastica (magari fossero tutti come loro!). A parte naturalmente le cartucce di plastica e metallo che si vedono nelle campagne o le tonnellate di pallini di piombo che disseminano per valli, laghi e boschi. Ma che volete, una distrazione dopo aver sparato ci sta pure.
Poi, a partire dal 2 settembre e fino al 10 febbraio, gli stessi difensori dell’ambiente se ne andranno in giro ad ammazzare animali pur di passare il tempo, perché altrimenti a casa si annoiano.

Purtroppo sin da bambino ho un brutto vizio, quello di mettermi nei panni degli altri – e per me gli altri sono anche gli altri animali – e di cercare di vedere la realtà dal loro punto di vista. E allora, se io fossi una lepre o un’allodola, un merlo o un capriolo, del fatto che la stessa persona che mi ha tolto la vita con una fucilata abbia praticato la raccolta differenziata o bevuto nella borraccia prima di ammazzarmi, sinceramente, come direbbero a Roma, non me ne può fregare di meno. Di queste cortine fumogene diffuse a mo’ di alibi non saprei che farmene. A me, allodola o beccaccia, tortora o colombaccio, interessa volare, vivere, e non morire perché qualcuno prova piacere ad uccidermi. Non ci vuole molto per capirlo, eppure in tanti preferiscono non capire: molto meglio autogiustificarsi e crearsi un paravento, perché se lo facessero, non andrebbero più a caccia. Infine una domanda: come si concilia “la difesa del creato” con le fucilate alle creature? Dalle parti di Assisi strani rumori nella tomba del Poverello.

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