«La sanità in Calabria, un girone dantesco dove l’inefficienza fa più danni del Covid»

L’odissea di un anziano sofferente - che per effettuare un esame urgente non ha alternative al ricorso a strutture private - nel racconto indignato della figlia: «Qui le negatività si moltiplicano per mille»
L’odissea di un anziano sofferente - che per effettuare un esame urgente non ha alternative al ricorso a strutture private - nel racconto indignato della figlia: «Qui le negatività si moltiplicano per mille»
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di Mariella Epifanio

Lo dice chi viene per turismo,  lo sappiamo anche noi: possediamo un grande tesoro. La bellezza dei paesaggi, l’arte di questa terra, le sue tradizioni, la sua storia, i suoi sapori. La Calabria è per tutti, il vero paradiso terrestre. Ma chi vive da sempre questa regione, sa benissimo che in contrapposizione a questa immagine da eden, ve n’è un’altra molto più simile ai gironi dell’inferno descritti da Dante.

E quando hai a che fare con il bisogno, l’ottenimento di un tuo diritto, come quello della salute, l’inferno in Calabria lo vivi davvero. Troppo pochi sono gli angeli che trovi su questo percorso tortuoso e doloroso.  È quello che sta vivendo mio padre, che necessita di una corotac urgente per valutare le cause di una grave difficoltà respiratoria con aumento di liquido nei polmoni, l’ispessimento delle pareti del cuore e la pressione alta.

Mio padre fu operato a novembre 2019 per un grave empiema polmonare a Catanzaro. Ricordo ancora qualche ora prima dell’intervento, che il medico volle parlare con noi figli sui rischi che avrebbe comportato l’operazione. Ci dissero: «Nel 60 per cento dei casi, questo tipo di intervento non viene superato dal paziente con le sue caratteristiche fisiche. Preparatevi perché sarà dura superare le criticità post operatorie».

Superò con difficoltà e l’aiuto di noi familiari e medici, la fase post operatoria. Ora a distanza di quasi un anno, mio padre che già faticava a respirare normalmente, presenta maggiori  difficoltà.

Problemi che ci hanno portato a rivolgerci al suo pneumologo di fiducia e ad un cardiologo. Ovviamente con visite private per accelerare i tempi. Ad oggi mio padre deve fare 16 ore di ossigeno al giorno, prendere una pastiglia di Lasix per eliminare più liquido possibile dai polmoni e, la compressa della pressione per stabilizzarla ai livelli normali. Insieme a questa cura, ci è stato consigliato di fare anche una corotac per avere un quadro più dettagliato della salute del cuore e delle sue principali arterie. Esame che viene effettuato a Germaneto.

Mi sono messa una settimana intera al telefono da subito, per evitare che lo stato di salute di mio padre degenerasse. Dal numero del Cup rispondono sempre ma, quando vengo passata al reparto di radiologia per la prenotazione diretta dell’esame, il telefono suona sempre a vuoto.

È stato necessario recarsi direttamente a Germaneto, bussare alla porta della radiologia e dare in mano l’impegnativa della visita al personale. Vista la descrizione “urgente” dell’esame, mi è stato risposto che nell’arco di pochi giorni sarei stata chiamata per definire data e ora per effettuarla.

Era il 24 Settembre. Ad oggi, 21 ottobre, nessuno si è mai fatto sentire. Chiamo l’ufficio rapporti con il pubblico e lamento il ritardo. Gentilmente un impiegato si sposta fisicamente dal suo posto di operatore per andare in reparto e chiedere spiegazioni.

«Signora, la dottoressa che effettua questo tipo di esame, ne fa uno a settimana. In questo momento è in congedo matrimoniale e comunque suo padre dovrebbe essere uno dei primi in lista. L’unico problema è che la visita, con molta probabilità, verrà effettuata a dicembre». «A dicembre?» rispondo io. «A Dicembre mio padre potrebbe essere già morto! Perché non nominare un medico in sostituzione a quello mancante che porti avanti  il lavoro in reparto?». Nessuna risposta. Nonostante l’estrema gentilezza dell’impiegato, non ho potuto avere risposta.

A questo punto vi domanderete se c’è un’alternativa a questo stallo. Si. Ci potrebbe essere. Ho contattato l’ospedale Sant’Anna di Catanzaro e lì una voce cortese ed elegante mi ha esposto la procedura: «Le invio sulla sua mail l’elenco degli esami del sangue da fare. Dopo dovrebbe inviare i risultati alla struttura e il personale preposto valuterà i risultati e nel caso, la possibilità di eseguire la corotac, che al momento ha un costo scontato di 350 euro». Costo scontato.

Ritengo che il diritto ad essere curati, sia un diritto inviolabile di ogni cittadino, di ogni uomo che ha bisogno di un sistema sanitario efficiente ed efficace per mantenere uno stato dignitoso di vita.

Troppe sono le persone che debbono rivolgersi a strutture private per curarsi, nonostante si paghino abbondanti tasse. Il sistema sanitario pubblico ha un grave deficit organizzativo sotto vari aspetti: poco personale (soprattutto specializzato e preparato, anche sul piano umano), strutture fatiscenti, abbandonate al degrado più vergognoso per un Paese che viene annoverato tra quelli più civilizzati del pianeta. C’è tanta disoccupazione: assumete giovani, tenete in questo Paese tutti quei ragazzi che studiano brillantemente e che per mancanza di concorsi ed opportunità, sono costretti ad andare via dall’Italia, per ottenere merito ai sacrifici fatti personalmente e dalle loro famiglie.

L’attuale pandemia da Covid-19 poi, non ha fatto altro che aggravare la distruzione di un sistema sanitario che era già precario. In Calabria poi, ogni cosa negativa deve essere moltiplicata per 1000 per definirne l’entità. Al girone dell’inferno sanità, si aggiunge oggi quello del covid che aumenta le pene e le tribolazioni di chi vi accede. E noi, miserabili meridionali, artefici in gran parte del nostro stato, privi di diritti e di speranza, siamo gli unici a pagare a volte con la vita, un modo di gestire gli enti pubblici decisamente fallimentare, ma soprattutto inumano. Seppur un problema serio e da non sottovalutare assolutamente, in Calabria si muore più di “mancanze” che di Covid.