Il 4 novembre, i calabresi ed il valore unificante della ricorrenza

Il sindaco di Zambrone Corrado L’Andolina ricorda il significato della Festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate
Il sindaco di Zambrone Corrado L’Andolina ricorda il significato della Festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate
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Corrado L’Andolina

di Corrado L’Andolina

“Un amico giornalista, tempo addietro, mi chiese quale fosse stato il giorno più bello nel mio mandato da sindaco. Prima di rispondere, pensai all’affetto dei nonni che mi avevano raccontato gli anni della loro infanzia vissuti intorno alla ricostruzione dalle macerie della Prima Guerra Mondiale. Poi ai tanti zambronesi che non ci sono più e che furono presenti alla più solenne ricorrenza nazionale e locale. E non ebbi alcuna difficoltà a rispondere: «La celebrazione del 4 Novembre 2016, la prima da sindaco». In quella data vissi un’emozione profonda che si è poi rinnovata di anno in anno. Durante la Prima Guerra Mondiale, l’apporto dei calabresi fu di primaria importanza. Una sorte terribile toccò ai fanti della brigata “Calabria” (59° e 60° reggimento) che, impiegati nel Col di Lana prima e in Val Travignolo poi, pagarono un tributo altissimo in termini di vite umane.

Ma oltre alle grandi dinamiche dai fronti di guerra, ve ne sono altre, piccole per portata e grandi per il valore umano. Ad esempio, quella raccontata da Antonella Fornari nel suo libro “Le donne e la Prima Guerra Mondiale”. Nel Novembre del 1917 si sviluppa la vicenda che poi fu conosciuta come la storia della “vecchina di Resinego” (località di San Vito di Cadore, provincia di Belluno). Questa donna anziana aveva incrociato, nei pressi della fontana del suo paesino, un fante calabrese che proveniva dagli orrori del Col di Lana. Il fante vagava senza meta sotto una pioggia insistente. Egli voleva tornare a casa, in Calabria, in seguito alla notizia, comunicata dai Reali Carabinieri, che la moglie era morta lasciando da soli i loro figlioletti. La “vecchina di Resinego” accolse nel suo casolare di campagna il fante calabrese e gli offrì vitto e calore umano, prima che egli tornasse nel proprio paese. La donna anziana pensava che non lo avrebbe rivisto mai più. E invece, il piccolo fante, a distanza di alcune settimane tornò dalla sua benefattrice portando i frutti della terra dei Bruzi: fichi, mandorle e arance.

Vicende collettive e singole che coinvolgono l’Italia intera, dal Veneto o dal Trentino o dal Friuli, alla Calabria, dal Nord al Sud. Fra i nemici dell’unità nazionale va ravvisata non solo la carenza di memoria, ma anche la sua debolezza. Un Paese è libero e democratico se sa correggere le ingiustizie ereditate dal passato, se ha una visione politica del suo futuro, ma soprattutto se onora la cultura e la sua storia nel presente”.