Debito Tefisel, il Comune di Pizzo sborserà oltre un milione di euro

La conferma arriva dalla Cassazione che impone all’Ente il pagamento del debito nei confronti della società di riscossione. Callipo: «Ennesima cambiale del passato».

La conferma arriva dalla Cassazione che impone all’Ente il pagamento del debito nei confronti della società di riscossione. Callipo: «Ennesima cambiale del passato».

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«Anche la “cambiale” Tefisel che ci hanno lasciato in eredità le vecchie amministrazioni di centrodestra è arrivata a scadenza. Sapevamo che le possibilità di evitare questo ennesimo salasso per le casse comunali erano scarse, ma fa rabbia che i cittadini di Pizzo siano ancora costretti dopo tanti anni a rimediare ai disastri di chi ha governato la città in passato».

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Un milione e 100mila euro, a tanto ammonta l’esborso che il Comune di Pizzo dovrà effettuare a favore della Tefisel, la vecchia società per la riscossione dei tributi comunali, dopo la sentenza della Corte di Cassazione che alcuni giorni fa ha scritto la parola fine alla lunga vicenda.

I fatti risalgono alla fine degli Anni ’90, quando l’amministrazione Stillitani scelse la Tefisel con procedura di affidamento diretto. Nell’azienda lavorava a quel tempo anche Fernando Nicotra, che diverrà poi sindaco nella consiliatura successiva. Nel 2002, tra Tefisel e Palazzo San Giorgio si innescò un contenzioso, per una fattura di circa 230mila euro contestata. In base al contratto siglato a suo tempo, in caso di lite era previsto il ricorso a un arbitrato e non, dunque, alla magistratura ordinaria. Nel 2007, in occasione della formazione del collegio formato da tre arbitri incaricati di emettere il lodo, accade però qualcosa che ancora oggi a Callipo risulta inspiegabile.

«Il collegio doveva essere formato da tre arbitri, uno nominato dal Tribunale, uno dalla Tefisel e l’ultimo dal Comune – spiega Callipo -. Incredibilmente, però, l’Amministrazione, che a quel tempo era guidata da Fernando Nicotra, non nominò l’arbitro di propria competenza. In altre parole, non fu data alla città la possibilità di far partecipare al collegio arbitrale un proprio legale di fiducia. Nicotra non ha mai spiegato perché se ne lavò le mani, l’unica cosa che sappiamo è che era un ex dipendente della stessa società implicata nel contenzioso con il Comune. Alla fine l’esito del lodo fu sfavorevole a Palazzo San Giorgio e quel debito iniziale di 230mila euro crebbe in sede di giudizio fino ad arrivare alla cifra di oltre 700mila euro, che oggi, con rivalutazione e interessi, ci porta a dover sborsare oltre un milione di euro».
Si giunge così all’Amministrazione Callipo che si insediò nel maggio 2012.

«Appena arrivati al Comune, nel giro di soli due mesi, ci accorgemmo che i conti erano disastrati – continua l’attuale primo cittadino -. Tre, in particolare, erano i debiti più onerosi: il rimborso di 950mila euro alla famiglia dell’ex sindaco Nicotra per la vicenda legata alla chiesetta di Piedigrotta; la restituzione al ministero dell’Interno di un milione e 300mila euro per trasferimenti statali indebitamente percepiti in passato dal Comune; e, appunto, il credito vantato dalla Tefisel. Per far fronte a questa massa debitoria ed evitare il dissesto in questi anni abbiamo fatto i salti mortale, compresa la necessità di approvare un piano di riequilibrio finanziario, che è tutt’ora in corso. Ma a quanto pare non è finita, perché ora c’è la conferma di un altro milione di euro che la città deve pagare per gli errori e le inefficienze del passato».

La sentenza della Cassazione, che ha verificato la validità del lodo arbitrale, arriva in seguito agli ultimi strenui tentativi fatti dall’Amministrazione Callipo per opporsi all’esborso. In particolare, facendo leva su un vizio di forma presente nella procedura arbitrale, il Comune ha prima tentato il ricorso preso la Corte d’appello e poi, come ultima chance, quello presso la Suprema Corte. «Da un punto di vista giuridico il lodo arbitrale è insindacabile e inappellabile nel merito, tanto che è immediatamente esecutivo e ha già prodotto negli ultimi anni dei pignoramenti ai danni del Comune – spiega Callipo -. Quindi abbiamo percorso l’unica strada possibile, quella del vizio di forma, anche se alla fine si è rivelato un tentativo vano ma andava fatto nell’interesse della città. Fortunatamente in questi ultimi tre anni, grazie ad un approccio attento e lungimirante nella redazione dei bilanci, abbiamo già accantonato una parte delle somme necessarie per estinguere il debito con la Tefisel, ma sarà comunque l’ennesimo colpo assestato ai cittadini da parte di chi ancora oggi cerca di ergersi a difensore di Pizzo senza avere però, come dimostrano i fatti, alcuna credibilità».