‘Ndrangheta: clan di Stefanaconi, Cassazione respinge il ricorso di Andrea Patania

L'imputato aveva chiesto l'inefficacia dell'ordinanza di custodia in carcere per l'accusa di associazione mafiosa contestata con l'operazione Romanzo criminale

L'imputato aveva chiesto l'inefficacia dell'ordinanza di custodia in carcere per l'accusa di associazione mafiosa contestata con l'operazione Romanzo criminale

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Resta in carcere Andrea Patania, 28 anni, di Stefanaconi, condannato il 12 marzo 2017 dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia a 9 anni di reclusione per il reato di associazione mafiosa al termine del processo nato dall’operazione antimafia denominata “Romanzo criminale”. La prima sezione penale della Cassazione ha infatti rigettato, ritenendolo infondato, il ricorso di Patania avverso la decisione con la quale il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva confermato la pronuncia del Tribunale di Vibo che il 21 febbraio 2017 ha respinto la richiesta di dichiarare cessata ed inefficace l’ordinanza di custodia cautelare in carcere adottata dal gip distrettuale il 10 aprile del 2015. La difesa di Andrea Patania aveva sostenuto la decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare ma per la Cassazione tale doglianza è infondata poiché il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha evidenziato come l’informativa da cui emergono “i gravi indizi del delitto associativo” sia pervenuta al pubblico ministero il 22 luglio 2013, cioè in epoca successiva alla richiesta di rinvio a giudizio per l’omicidio di Giuseppe Matina contestato ad Andrea Patania con l’ordinanza cautelare relativa all’operazione antimafia denominata “Gringia” che è antecedente a quella dell’operazione “Romanzo criminale”. Per la Cassazione, ancorché l’informativa in questione riporti stralci delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia nel corso del 2012, tali elementi accusatori risultano, di per sé, insufficienti a fondare il quadro cautelare se non supportati e riscontrati dagli altri elementi di accusa acquisiti in epoca successiva e compendiati nell’informativa del luglio 2013.

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Inoltre per giurisprudenza di legittimità “la regola della retrodatazione dei termini di custodia cautelare, in caso di pluralità di ordinanze applicative della medesima misura cautelare nei confronti di un imputato per uno stesso fatto o per fatti legati da connessione qualificata, non opera in relazione ai termini della custodia cautelare per la fase del dibattimento, non essendo prevista la retrodatazione del secondo provvedimento che dispone il giudizio al momento di emissione del primo”. E l’originaria istanza rivolta da Andrea Patania era proprio rivolta al giudice del dibattimento. Per l’omicidio di Giuseppe Matina, alias “Gringia”, Andrea Patania (cugino dei fratelli Giuseppe, Saverio, Salvatore, Nazzareno e Bruno Patania) è stato condannato il 20 febbraio scorso dalla Corte d’Appello di Catanzaro a 20 anni di reclusione. 

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