Vibo, l’alunna non vedente ottiene il sostegno ma «l’insegnante non ha i titoli»

A riferirlo è l’avvocato Giovanna Fronte, legale della famiglia impegnata in una lunga battaglia per veder riconosciuto un adeguato diritto allo studio alla studentessa minorenne

A riferirlo è l’avvocato Giovanna Fronte, legale della famiglia impegnata in una lunga battaglia per veder riconosciuto un adeguato diritto allo studio alla studentessa minorenne

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«In merito al caso della minore non vedente, di cui i mezzi di comunicazione e le diverse testate giornalistiche si sono sempre interessate, con la presente comunico che, a fronte di un provvedimento cautelare emesso dal Consiglio di Stato che ordina, tra l’altro, al Miur di “provvedere alla nomina di un insegnante di sostegno specializzato in Braille e di mantenere tale misura sino al termine del percorso scolastico superiore” , in data odierna a sostegno della minore è stata assegnata un’insegnante la quale, non solo non ha nessuna formazione – neppure il tanto vantato “polivalente”- ma nessuna esperienza d’insegnamento presso scuole pubbliche (per sua stessa ammissione)».

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A riferirlo in una nota è l’avvocato Giovanna Fronte, legale della famiglia di una giovane studentessa vibonese non vedente, che da tempo conduce una battaglia per veder adeguatamente riconosciuto il proprio diritto allo studio. 

«Personalmente credo di poter affermare – afferma Giovanna Fronte -, considerato la decennale lotta condotta dalla famiglia, che, senza ombra di dubbio, purtroppo chi ha bisogno di sostegno non è la minore o i minori disabili ma funzionari e dirigenti che coprono ruoli istituzionali e con cui il cittadino deve giornalmente scontrarsi più che confrontarsi. Ciò che la famiglia ha potuto constatare e provare sulle proprie spalle in questi anni è che la disabilità, nel nostro sistema normativo, non è un ostacolo allo sviluppo della personalità. Il vero ostacolo è rappresentato dall’incapacità delle persone a vario titolo chiamate ad applicare le leggi e renderle vive e funzionali».

L’avvocato della famiglia della studentessa ricorda che «la legge c’è, i giudici più volte hanno riconosciuto il diritto, ma la pubblica amministrazione si ostina a non applicarlo. Nel caso di specie il problema non è la cecità della minore, la quale quando ha ricevuto correttamente il sostegno che le era dovuto, è riuscita a superare ogni difficoltà: nel campo scolastico, nella cura della propria persona (si sa vestire da sola, si sa muovere con destrezza ed utilizza anche i sistemi informatici) e nella gestione autonoma della propria esistenza. Il problema è purtroppo rappresentato da soggetti che, colpiti dalla vera cecità, si ostinano a chiudere gli occhi di fronte anche a provvedimenti giurisdizionali».

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