‘Ndrangheta: restano confiscati i beni di un 53enne di Sorianello

Attivo da anni in Piemonte, è stato condannato dalla Cassazione per aver fatto parte del locale di ‘ndrangheta di Chivasso e Livorno Ferraris unitamente a soggetti originari di Nardodipace

Attivo da anni in Piemonte, è stato condannato dalla Cassazione per aver fatto parte del locale di ‘ndrangheta di Chivasso e Livorno Ferraris unitamente a soggetti originari di Nardodipace

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Restano confiscati i beni di Ferdinando Cavallaro, detto “Nando”, 53 anni, di Sorianello, da alcuni anni residente a Chivasso, in provincia di Torino, condannato in via definitiva in Cassazione a 9 anni al termine dei processi nati dall’operazione antimafia denominata “Colpo di Coda” che ha portato alla luce le infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese tra Chiavassese e Vercellese, facendo emergere, in particolare, l’esistenza del “locale” di ‘ndrangheta di Livorno Ferraris. E’ quanto deciso dalla seconda sezione penale della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso di Ferdinando Cavallaro avverso il decreto di confisca dei beni emesso dalla Corte d’Appello di Torino il 26 ottobre dello scorso anno. I beni oggetto del decreto impugnato sono stati confiscati nei confronti di Maria Ciconte, moglie di Ferdinando Cavallaro, cointestaria dei beni. Per la Cassazione l’impugnazione di Cavallaro manca, al riguardo, del requisito dell’interesse, poiché in questo caso legittimato al ricorso è il cointestatario (cioè la moglie), soggetto avente diritto all’eventuale restituzione del bene pro quota e non Cavallaro che non ha esplicitato quali conseguenze deriverebbero, nei suoi confronti, da tale restituzione.

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II provvedimento impugnato ha, secondo la Suprema Corte, legittimamente considerato le frequentazioni del soggetto con personaggi appartenenti al locale di Chivasso da cui origina, per scissione, la struttura di Livorno Ferraris. In particolare, ad avviso dei giudici, è stata valorizzata la frequentazione di Ferdinando Cavallaro con Pasquale Maiolo, 59 anni originario di Cassari di Nardodipace, capo del locale di ‘ndrangheta di Livorno Ferraris e partecipe, in precedenza, al locale di Chivasso, per retrodatare la pericolosità sociale di Cavallaro al 2007 ritenendo, con valutazione in fatto non in Cassazione, che lo stesso Cavallaro “dovesse intraprendere, prima di giungere in tale compagine associativa, un percorso formativo e di “fidelizzazione” attestato da tali sintomatiche frequentazioni”. Secondo l’inchiesta “Colpo di Coda”, la ‘ndrangheta rappresentata da Pasquale Maiolo – legato a sua volta al boss di Cassari di Nardodipace  Rocco Tassone – e dai fratelli Cavallaro di Sorianello (in Cassazione è stato condannato a 7 anni e 4 mesi anche il 59enne Bruno Cavallaro, fratello di Ferdinando) si sarebbe interessata in Piemonte anche alle elezioni comunali di Chivasso nel maggio 2011 e poi a quelle del maggio 2012 dove avrebbero sostenuto elettoralmente altro fratello dei Cavallaro. Campagna elettorale, raccolta dei voti, scelta degli scrutatori, prelevamento fisico degli elettori a casa propria, riunioni ed accordi politici sarebbero stati – secondo l’inchiesta “Colpo di coda” – materia privilegiata di Ferdinando Cavallaro.

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