Il piccolo Pasquale è tornato a casa, i genitori: «Travolti da tanto affetto» (VIDEO)

Il neonato affetto da una grave cardiopatia congenita è stato dimesso dall’ospedale Monaldi di Napoli ma lo aspettano nuovi interventi e una lunga terapia. Intanto la raccolta fondi per la famiglia prosegue 

Il neonato affetto da una grave cardiopatia congenita è stato dimesso dall’ospedale Monaldi di Napoli ma lo aspettano nuovi interventi e una lunga terapia. Intanto la raccolta fondi per la famiglia prosegue 

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La famiglia Rotondaro
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Il piccolo Pasquale Zaccaria Rotondaro è stato dimesso dall’ospedale Monaldi di Napoli. Sta meglio anche se dovrà subire altri interventi chirurgici. Il 3 maggio dovrà sottoporsi a una nuova visita e tra qualche mese subirà una nuova operazione. E’ nato il 29 marzo scorso con una malformazione al cuore. Papà Giuseppe, il barista di 33 anni che ha commosso un’intera regione, lo ha potuto finalmente avvolgere tra le sue braccia e portarlo a casa. Un appartamento all’ultimo piano di uno stabile di Vibo Valentia. Davanti alla porta di casa un fiocco azzurro con sopra il suo nome. La cardiopatia congenita di cui è affetto il piccolo, e scoperta solo dopo la nascita, ha interrotto la quotidianità della famiglia. I due fratellini di tre e un anno sono stati temporaneamente affidati ai nonni e ad una zia che vive a Roma. La famiglia Rotondaro non si è ancora ricongiunta. Lo farà a giorni quando rientrerà pure la sorellina di un anno. «Organizzeremo una festa di benvenuto – dice Giuseppe – che sarà soprattutto una festa di ringraziamento verso tutte quelle persone che si sono mobilitate per dare una sostegno economico alla mia famiglia». 

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Subito dopo l’appello lanciato dai microfoni di LaC News24, sono arrivate le prime offerte. E’ stata anche avviata una raccolta fondi su Facebook che in meno di 48 ore ha sfondato il tetto previsto dei 10mila euro. Donazioni sono arrivate anche da parte di associazioni del territorio, amministratori, scuole e semplici cittadini. Anche i giocatori della Vibonese hanno dato il loro contributo, portandolo personalmente a Giuseppe. Con uno stipendio da barista, un affitto da pagare, una moglie e tre figli da accudire, oltre alle spese per i viaggi e per i medicinali, non ce l’avrebbe mai fatta. “Grazie a tutti” ripete ora commosso. Ha in braccio il suo terzogenito. Accanto a lui la moglie che tiene stretta a sé. Anche lei vuole dire “Grazie di cuore”. Sono entrambi increduli per l’inaspettata ondata di affetto e generosità che li ha travolti.   

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