‘Ndrangheta: il Vibonese la provincia con più aziende confiscate negli ultimi 30 anni

Infiltrazioni mafiose nel settore dei trasporti, delle costruzioni, delle attività estrattive e del calcestruzzo. Tutti i clan della provincia secondo la relazione della Dia

Infiltrazioni mafiose nel settore dei trasporti, delle costruzioni, delle attività estrattive e del calcestruzzo. Tutti i clan della provincia secondo la relazione della Dia

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E’ la provincia di Vibo Valentia quella con la percentuale più alta d’Italia nel rapporto tra aziende confiscate negli ultimi 30 anni e quelle registrate alla Camera di commercio nel settore dei trasporti, delle costruzioni e soprattutto nelle attività estrattive, vale a dire cave, estrazione di sabbia e produzione di calcestruzzi. E’ quanto si evince dall’ultima relazione della Dia (Direzione Investigativa antimafia) relativa al primo semestre del 2017 che richiama un apposito studio di Monitor ovvero “Monitoraggio dell’economia locale per prevenire l’infiltrazione della criminalità organizzata”. Monitor ha fornito una dettagliata analisi dei fattori di rischio nel tessuto sociale, economico ed imprenditoriale della provincia di Vibo Valentia ed ha individuato tra i settori economici più infiltrati dalla ‘ndrangheta nel Vibonese, quello delle costruzioni, dell’immobiliare, delle cave, del commercio e il comparto del turismo. L’analisi fatta per settore di attività delle aziende confiscate copre un arco temporale di 30 anni, cioè dal 1983 al 2012 e la percentuale è superiore al 30%, la più alta del Paese. 

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Segno di quanto “malata” e “drogata” sia l’economia nel Vibonese e di come la politica, negli anni, non sia riuscita ad arginare le infiltrazioni della criminalità organizzata in diversi settori “chiave” per lo sviluppo della provincia. La relazione della Dia cita quindi l’operazione scattata nel maggio dello scorso anno, ad opera della Guardia di finanza e della Dda di Reggio Calabria, denominata “U Patri Nostru”, che ha fatto emergere gli interessi dell’imprenditore edile vibonese, Angelo Restuccia, 81 anni, di Filandari, ritenuto colluso con i clan Mancuso di Limbadi e Piromalli di Gioia Tauro. Lo stesso aveva accumulato un patrimonio, caduto in sequestro, del valore di circa 28 milioni di euro.

Resta invece invariata la “geografia” dei clan del Vibonese, in alcuni casi anche piuttosto datata e che andrebbe invece aggiornata. Questo l’elenco dei clan presenti a Vibo e provincia: Mancuso a Limbadi e Nicotera e in buona parte della costa da Ricadi sino a Parghelia, Lo Bianco nella città di Vibo Valentia, le “famiglie” Fiorillo-Battaglia-Galati a Piscopio, i Patania, i Bartolotta ed i Lopreiato a Stefanaconi, i Fiarè a San Gregorio d’Ippona, i Pititto-Prostamo-Iannello-Tavella, Mesiano e Galati a Mileto; Ventrici e Vecchio a San Calogero, La Rosa a Tropea, Accorinti a Zungri, Franzè, Barbieri, Candela e Bonavena a Cessaniti e sue frazioni, Accorinti (Antonino), Bonavita e Melluso a Briatico, Il Grande a Parghelia, Cuppari a Spilinga, Mantino e Tripodi a Vibo Marina e Portosalvo, Cracolici a Maierato e Filogaso, Soriano a Filandari, Bonavota a Sant’Onofrio, Fiumara a Francavilla Angitola, Anello a Filadelfia, Vallelunga a Serra San Bruno, Pisano ed Emmanuele a Mongiana, Nesci, Primerano e Mamone a Fabrizia, Tassone e Iacopetta a Nardodipace, Maiolo ad Acquaro, Gallace ad Arena, Loielo, Emanuele, Nardo e Ciconte fra Gerocarne, Sorianello, Pizzoni e Vazzano, Morfei ed Oppedisano a Dinami e sue frazioni.