Dopo otto secoli le reliquie di Sant’Antonio di Padova fanno ritorno a Pizzo

Un frammento di “Massa corporis” del Santo farà sosta nella città che l’ha ospitato nel 1221 e dove fino al 1783 sorgeva un grandioso convento a lui dedicato

Un frammento di “Massa corporis” del Santo farà sosta nella città che l’ha ospitato nel 1221 e dove fino al 1783 sorgeva un grandioso convento a lui dedicato

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Il reliquiario di Sant'Antonio di Padova
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Nei giorni del 30 e del 31 maggio, giungeranno a Pizzo, al Santuario di San Francesco di Paola, le reliquie di Sant’Antonio di Padova. In particolare un frammento di “Massa corporis”, cioè del corpo del Santo, che è in pellegrinaggio per tutto il mondo, nel suo viaggio verso la Sicilia, farà sosta nella Città di Pizzo che l’ha ospitato nel 1221 e dove fino al 1783 sorgeva un grandioso convento a lui dedicato. Il santo portoghese, al secolo Fernando, entrato a far parte dei seguaci di Francesco d’Assisi, abbandona il vecchio nome di battesimo per assumere quello di Antonio e, nell’anno 1220, parte come missionario alla volta del Marocco. Giunto nel Paese africano però, Antonio, dopo un breve periodo, a causa di una grave malattia è costretto a fare ritorno in patria. Ma la nave su cui viaggiava si imbatté in una tempesta e fece naufragio sulle coste della Sicilia orientale, nei pressi di Milazzo. Da qui, dopo una convalescenza di un paio di mesi, si recò ad Assisi dove incontrò il fondatore dell’Ordine che nella Pentecoste del 1221 aveva convocato tutti i frati.

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Pertanto, nella primavera del 1221 Antonio, assieme ad altri frati di Messina, cominciò a risalire l’Italia a piedi e passando da Pizzo vi fece sosta. Proprio a Pizzo, in contrada Mànduci, nei pressi dell’odierna contrada Sant’Antonio – come ci dice il canonico Ilario Tranquillo nella sua “Istoria apologetica dell’antica Napizia, oggi detta il Pizzo” – esisteva una casina di caccia, ch’era stata costruita da Ruggiero il Normanno. E qui Antonio, assieme ai suoi compagni, dimorò alcuni giorni. Sui ruderi di questa casa di caccia, Carlo Sanseverino, conte di Mileto, nel 1474, edificò, con licenza del pontefice Sisto IV, un convento di Minori osservanti, intitolato a Sant’Antonio di Padova.

Nella citata opera, edita nel 1725, il canonico Tranquillo, scrive ancora: “(…) E’ antichissima tradizione, tramandata, da padri in figli tra tutti i cittadini del Pizzo che nel descritto palazzo ne fu albergato il glorioso Sant’Antonio di Padova, ove il santo si trattenne, che furono una stanza situata in quel tempo in luogo, sopra cui oggidì è il campanile, ed un’altra esistente dentro al chiostro, appellata di Sant’Antonio. E cotal tradizione non solo corre nei nostri tempi tra le genti del Pizzo, ma anche tra religiosi minori osservanti di questa provincia (…)”.

Oggi, a testimonianza della magnificenza di quell’antico convento, abbandonato dopo il terremoto del 1783 che lo rase al suolo, non vi rimane che un brandello di mura perimetrali e, ad esso addossata, i devoti vi hanno edificato una piccola Cappella, sormontata da una croce in ferro. A memoria di quel felice evento, accaduto otto secoli orsono, una targa in marmo posta sotto l’altare ove poggia la statua del santo, ne rammenda il suo passaggio. Il transito e la sosta di Sant’Antonio di Padova a Pizzo, uno dei santi più amati e venerati da tutta la cristianità, nei secoli è stato per la comunità napitina, ed ancora oggi lo è, motivo di vanto e di orgoglio