Platani abbattuti a Serra San Bruno, incursione dell’artista Angelo Ventimiglia

Su un ceppo di una delle piante tagliate nei giorni scorsi davanti alla chiesa di San Rocco, installato un bassorilievo raffigurante l’albero della vita di ispirazione bizantina: “Risposta poetica all’azione sconsiderata dell’uomo” 

Su un ceppo di una delle piante tagliate nei giorni scorsi davanti alla chiesa di San Rocco, installato un bassorilievo raffigurante l’albero della vita di ispirazione bizantina: “Risposta poetica all’azione sconsiderata dell’uomo” 

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Angelo Ventimiglia con la sua installazione
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Un fatto di cronaca e la reazione simbolica di un artista che dell’amore verso la propria terra ha fatto la chiave di volta della propria poetica. Il riferimento è ad Angelo Ventimiglia, originario di Villapiana (Cs) e al taglio di alcuni platani, alcuni dei quali piantati nell’Ottocento, nei pressi della chiesa di San Rocco, a Serra San Bruno. È dei giorni scorsi, come si ricorderà, la notizia dell’abbattimento degli alberi ritenuti di grande pregio naturalistico che ha suscitato l’indignazione dei cittadini per la perdita di un pezzo di storia dello straordinario ambiente locale. 

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La vicenda non ha lasciato indifferente l’artista Angelo Ventimiglia nel cui percorso di ricerca formale il legame con la storia e con l’ambiente calabrese occupa il primo posto: basti pensare agli splendidi bassorilievi in metallo da lui realizzati ispirandosi alle antiche monete della Magna Grecia, strumento simbolico di riflessione sul rapporto con la propria terra e con le proprie radici. L’artista, affascinato non solo dalla cultura greca antica, ma in generale dalle tracce di tutti i popoli che con la loro presenza hanno alimentato la storia di una regione sorprendente come la Calabria, ha deciso di realizzare un nuovo bassorilievo, raffigurante stavolta un “Albero della Vita” di ispirazione bizantina, civiltà che tanta parte ha avuto nella plurimillenaria storia della Calabria. Si è quindi recato presso la chiesa di San Rocco, a Serra San Bruno, dove ha fissato l’opera su uno dei ceppi emergenti dal terreno dopo il taglio, lasciando un cartello con la scritta “Legati dall’ultimo respiro”. L’opera fa parte del progetto artistico indipendente “Innesti” col quale Ventimiglia vuole sottolineare il legame simbiotico fra noi e l’ambiente, messo pericolosamente a rischio dalla sconsiderata azione dell’uomo. 

«La vicenda di Serra – ha detto Ventimiglia –  mi ha lasciato sbigottito, e il caso ha voluto che proprio in quel momento io fossi alle prese col mio progetto artistico “Innesti”, nel quale i bassorilievi metallici da me realizzati vengono saldati su una pianta che funge da “portainnesto”, in un punto costituito da una porzione di gemma o di ramo, nel quale la fusione tra una parte di me e la pianta avviene grazie ad un callo cicatriziale che si formerà a contatto tra la mia opera e la superficie della pianta. Uno di questi ”innesti” è già visibile su un pino marittimo di Villapiana nell’ambito del MaVI, il Museo all’Aperto che ho l’onore di dirigere. L’idea di “Innesti” è quella di far fondere simbolicamente la propria anima con le cellule ed i tessuti della pianta, generando una  compenetrazione appunto fra uomo e albero, tra arte e natura, tra passato e presente, all’interno di un contesto culturale degradato in cui l’uomo ha perso il rispetto per la Natura, mentre la Natura come una madre lo sfama e lo nutre, donandogli la vita. Da qui anche la mia scelta dell’Albero della Vita come soggetto per l’opera installata a Serra».

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