Usura ed estorsione a Maierato e Filogaso, chieste quattro condanne

Requisitoria del pm della Dda, Annamaria Frustaci, dinanzi al Tribunale di Vibo. Parte offesa l’imprenditore Nunzio Buttafuoco

Requisitoria del pm della Dda, Annamaria Frustaci, dinanzi al Tribunale di Vibo. Parte offesa l’imprenditore Nunzio Buttafuoco

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Requisitoria del pubblico ministero della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, nel processo in corso dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia e che vede parte offesa l’imprenditore Nunzio Buttafuoco, imprenditore edile di Filogaso, assistito dall’avvocato Giovanna Fronte. Queste le richieste di pena formulate dal pm: 8 anni e 6 mesi di reclusione per Francesco Cracolici, 44 anni, di Maierato; 6 anni e 6 mesi di carcere per Vincenzo Teti, 68 anni, di Filogaso; 5 anni e 6 mesi per Guglielmo Ciurleo, 58 anni, di Filogaso; 5 anni e 4 mesi per Franco Teti, 43 anni, di Filogaso. Estorsione e usura, reati aggravati dal metodo mafioso, le accuse a vario titolo contestate agli imputati. L’inchiesta era scattata con misure cautelari nel dicembre del 2014 con indagini condotte sul campo dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia. Nel processo era imputato anche Paolo D’Elia, 91 anni, deceduto nei mesi scorsi e ritenuto figura di peso nel panorama della ‘ndrangheta reggina e vibonese. Originario di Seminara, trasferitosi negli anni ’80 nel Vibonese per sfuggire ad una faida, Paolo D’Elia sarebbe riuscito negli anni a mediare i contrasti all’interno del clan Lo Bianco di Vibo, mantenendo rapporti anche con gli Alvaro di Sinopoli, i Piromalli di Gioia Tauro, i Mancuso di Limbadi ed i Commisso di Siderno. L’indagine della Squadra Mobile di Vibo era partita nel gennaio 2011 quando l’imprenditore edile aveva ottenuto un prestito di 30mila euro da D’Elia, ad un tasso del 10% mensile, con lo stesso D’Elia che avrebbe elargito il denaro in sei tranche da 4.500 euro trattenendo 500 euro mensili a titolo di interesse usurario. Non riuscendo a pagare, l’imprenditore si sarebbe rivolto a Guglielmo Ciurleo per un prestito di 5mila euro al tasso del 25% mensile. Messo alle strette, l’imprenditore ha finito per vuotare il sacco alla Squadra Mobile di Vibo che ha dato inizio ad una serie di attività di intercettazione scoprendo che D’Elia avrebbe tenuto sotto usura pure un altro imprenditore, questa volta agricolo e residente nel Catanzarese, a cui sarebbe stato erogato nel 2006 un prestito da 130mila euro al 10% mensile con un’auto consegnata a D’Elia per estinguere il debito. Da ultimo, a sostegno dell’impalcatura accusatoria, nel processo ha anche deposto il collaboratore di giustizia Andrea Mantella che si è soffermato sul ruolo dei Cracolici. Francesco Cracolici è infatti figlio di Alfredo Cracolici, ucciso l’8 febbraio del 2002 in un agguato, nonché nipote di Raffaele Cracolici, alias “Lele Palermo”, anche lui ucciso nel maggio del 2004 a Pizzo Calabro da un commando armato di fucili e kalashnikov del quale quale avrebbe fatto parte lo stesso Mantella che avrebbe agito su mandato del clan Bonavota di Sant’Onofrio. 

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