‘Ndrangheta: processo “Lybra”, tre condanne in Cassazione

Nell’operazione contro il clan Tripodi di Portosalvo e Vibo Marina non regge nel troncone con rito ordinario il reato di associazione mafiosa

Nell’operazione contro il clan Tripodi di Portosalvo e Vibo Marina non regge nel troncone con rito ordinario il reato di associazione mafiosa

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La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della seconda sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi (consiglieri Anna Maria Saullo e Gianfranco Grillone), che il 5 luglio dello scorso anno aveva riformato il verdetto emesso dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia il 6 maggio 2015 relativamente al processo con rito ordinario nato dall’operazione “Libra” contro il clan Tripodi di Vibo Marina e Portosalvo. Confermati, dunque, i 3 anni e 6 mesi di pena per Francesco Comerci, 43 anni, di Nicotera, ritenuto dall’accusa il “braccio-destro” del presunto boss Nicola Tripodi, ma assolto dal reato di associazione mafiosa e da due episodi di usura. Esclusa l’aggravante della modalità mafiose, Comerci era passato dalla condanna a 9 anni rimediata in primo grado, alla pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione inflitta in Appello ed ora confermata dalla Cassazione. Comerci era difeso dagli avvocati Antonio Porcelli e Salvatore Staiano. Confermata poi la condanna a 5 anni per Daniele Marturano, 45 anni, di Vibo Marina, difeso dagli avvocati Sergio Rotundo e Giuseppe Bagnato. Rideterminata la pena per Roberto La Gamba, 32 anni, di Vibo Marina, difeso dall’avvocato Francesco Muzzopappa. La Gamba passa dalla pena di 2 anni in appello (2 anni e 6 mesi in primo grado) alla pena finale di un anno ed 8 mesi. 

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Nel processo celebrato con rito ordinario, in appello – escluse le aggravanti mafiose – era stato dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Cristian Sicari, 33 anni, di Portosalvo (difeso dall’avvocato Vincenzo Gennaro e Pierpaolo Emanuele), che in primo grado Sicari era stato condannato a 4 anni di reclusione. Escluse le aggravanti mafiose, i giudici di secondo grado avevano poi dichiarato la prescrizione anche per Giovanni Aracri, 48 anni, di Vibo Marina (avvocato Luigi Giancotti) che in primo grado era stato condannato a 3 anni. In appello erano state infine confermate le assoluzioni di Raffaele Acanfora, 50 anni, di Santa Domenica di Ricadi, difeso dall’avvocato Mario Bagnato, (per lui erano stati chiesti 7 anni di reclusione in appello) e per Antonio Chiarella, 49 anni, di Cessaniti (difeso dagli avvocati Enzo Gennaro e Giuseppe Altieri). Il sostituto procuratore generale aveva chiesto per Chiarella 9 anni di reclusione così come in primo grado la Dda di Catanzaro. Caduta l’associazione mafiosa e le aggravanti dell’articolo 7 della legge antimafia, la Corte d’Appello di Catanzaro aveva revocato le statuizioni civili di condanna nei confronti del Comune di Vibo e della Provincia di Vibo. Entrambi gli enti si erano costituiti in giudizio quali parti civili. Le statuizioni civili di condanna sono state invece confermate anche dalla Cassazione per Francesco Comerci e Daniele Marturano nei confronti dell’imprenditore Franco Famigliolo, vittima di usura e parte civile nel processo con l’assistenza dell’avvocato Caterina De Luca. Associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, usura, frode nelle pubbliche forniture ed estorsione i reati, a vario titolo, contestati dalla Dda di Catanzaro. Nel mirino del clan, che avrebbe esteso i suoi affari anche a Roma ed in Lombardia, ci sarebbero stati pure i lavori del post alluvione del 2006 a Vibo Marina. L’operazione “Lybra” era scattata nel maggio 2013 ed altri imputati del clan Tripodi sono già stati condannati in altro processo celebrato con rito abbreviato dove ha retto il reato di associazione mafiosa. 

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