Il Comune “sfratta” la Fondazione Federica, ma l’immobile è del Demanio

Mary Sorrentino, madre della 16enne morta nel 2007, ha sgombrato l’ex scuola elementare di Bivona ricevuta in affitto da Palazzo Razza nel 2012 in “modo improprio” secondo la Capitaneria: «Sparano sulla Croce rossa ma ripartiamo altrove»

Mary Sorrentino, madre della 16enne morta nel 2007, ha sgombrato l’ex scuola elementare di Bivona ricevuta in affitto da Palazzo Razza nel 2012 in “modo improprio” secondo la Capitaneria: «Sparano sulla Croce rossa ma ripartiamo altrove»

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Materiale fuori dalla sede della Fondazione Federica per la Vita
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«Quando sopravvivi ad un figlio è come se ti strappassero l’anima dal petto, te la mettessero tra le mani e hai solo due scelte: isolarti da un mondo che non ti appartiene più oppure donarti all’unanimità nel ricordo di quel figlio che ti hanno portato via per sempre. Questo secondo percorso ho sentito più consono a me e cosi nel 2008 insieme ad un gruppo di persone care a me, ma soprattutto a mia figlia, è nata la Fondazione Federica per la Vita Onlus». Affida queste parole alla rete Mary Sorrentino, madre di Federica Monteleone, la 16enne di Vibo Marina morta all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza nel 2007 dove era stata trasferita a seguito di un intervento di appendicectomia subito allo “Jazzolino” di Vibo Valentia, per richiamare l’attenzione sugli effetti della delibera della giunta comunale di Vibo Valentia che da domani, venerdì 29 giugno, alla scadenza del contratto di locazione, ha chiesto alla sua Fondazione di lasciare i locali dell’ex scuola elementare di via del Pescatore a Bivona. Un immobile, per l’utilizzo del quale la Fondazione riconosceva al Comune un fitto annuo di 11.400 euro, che però, spiega la Sorrentino, l’ente locale non avrebbe avuto titolo a concedere essendo l’ex scuola di proprietà demaniale.

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«Dal giugno 2012  – ricorda la madre di Federica Monteleone – ci siamo fatti carico di un fitto oneroso, forse troppo per una Onlus, ma il sogno di realizzare “Casa salute” per portare dei servizi inesistenti alle Marinate non ci ha fatto dubitare neanche per un istante sulla scelta. Purtroppo la vita reale non va come nelle favole. A due anni di distanza per un puro caso ci sorge il sospetto che quell’immobile che ci avevano concesso in locazione non appartenesse al Comune bensì potesse ricadere in Area demaniale. Decidiamo quindi di chiedere delucidazioni in merito. La risposta dell’ufficio demanio conferma i nostri sospetti». L’ex scuola, certifica infatti la Capitaneria di porto di Vibo Marina, «insiste su area demaniale marittima e, pertanto, appare evidente che per l’utilizzo della citata area demaniale marittima nonché dell’immobile ivi insistente, sarebbe stato necessario il rilascio della concessione demaniale marittima pluriennale anziché – scrive testualmente il comandante Paolo Marzio nel 2014 – un improprio contratto di locazione che l’attuale normativa in materia non contempla per l’utilizzo dei beni dello Stato su aree demaniali marittime».   

Si apre così una diatriba che, spiega Mary Sorrentino, «inevitabilmente finisce davanti ad un giudice ed è tutt’oggi aperta». Si arriva ai giorni nostri e «il 12 giugno ci viene recapitata una raccomandata da parte del Comune che fa seguito ad una delibera di Giunta, che ci intimava a lasciare i locali entro il 29 giugno per naturale scadenza del “contratto”. Ci siamo visti costretti nell’arco di qualche giorno a cercare dei nuovi locali e ad effettuare un trasloco in fretta e furia con tutte le difficoltà (anche economiche) del caso. Il massimo che siamo riusciti a trovare, nel mese di giugno, a stagione estiva inoltrata, in una località di mare – aggiunge sconfortata – è stato un appartamento non abbastanza grande per le nostre esigenze».

Un mesto epilogo per una vicenda i cui contorni sono ancora da chiarire fino in fondo. «Domani dobbiamo consegnare le chiavi al Comune che, probabilmente, ci ha impropriamente fatto un contratto di locazione (attendiamo che sia il giudice a sentenziare) e vedendoci costretti a scegliere cosa traslocare delle otto stanze di prima alle quattro di adesso abbiamo aggiunto “al danno la beffa”: l’arredo di interi uffici è finito al macero perché distrutto in quei locali a causa delle infiltrazioni dal soffitto (manutenzione straordinaria a carico del locatore)». 

Quindi, l’amara conclusione: «Caro Comune con questa delibera è come se avessi sparato sulla Croce Rossa. Quando perdi un figlio ti strappano il cuore e tutto il resto sono solo graffi. Ciò è vero finché con altri mezzi non te lo uccidono di nuovo… le Istituzioni poi. La nostra forza e determinazione – conclude la Sorrentino – ci arriva dal Cielo pertanto non ci arrendiamo e ripartiamo da un’altra parte».

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