Vibo, sorveglianza speciale respinta per Gianfranco Ferrante

Il Tribunale rigetta la richiesta per l’imprenditore coinvolto nell’inchiesta “Robin Hood” con l’accusa di tentata estorsione

Il Tribunale rigetta la richiesta per l’imprenditore coinvolto nell’inchiesta “Robin Hood” con l’accusa di tentata estorsione

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Rigettata dal Tribunale di Vibo presieduto dal giudice, Giulio De Gregorio, la proposta di applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di cinque anni nei confronti dell’imprenditore Gianfranco Ferrante, 53 anni, di Vibo Valentia, coinvolto nell’operazione “Robin Hood” per la presunta estorsione ai danni di Bruno Calvetta, dirigente della Regione Calabria. In accoglimento delle osservazioni dei difensori (avvocati Francesco Sabatino e Anselmo Torchia), il Tribunale ha respinto la richiesta della Procura. In particolare, gli avvocati Torchia e Sabatino hanno fatto rilevare la mancata valutazione del requisito dell’attualità della pericolosità sociale di Ferrante. Su analoga richiesta il Tribunale deve ancora pronunciarsi sulle posizioni di Vincenzo Spasari e Nazzareno Salerno. Gianfranco Ferrante è accusato di aver partecipato ad un incontro in un vivaio di Pizzo Calabro finalizzato ad ottenere che Bruno Calvetta lasciasse mano libera all’allora assessore regionale al Lavoro, Nazzareno Salerno, nella gestione dei fondi del Credito sociale attraverso il dirigente Vincenzo Caserta. Gianfranco Ferrante, secondo la Dda di Catanzaro, supportata dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, sarebbe stato legato al defunto boss di Serra San Bruno, Damiano Vallelunga, ed in tale veste – unitamente all’impiegato di Equitalia a Vibo, Vincenzo Spasari di Nicotera – avrebbe intimidito con metodo mafioso Bruno Calvetta per favorire le pretese di Nazzareno Salerno.

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