I lavoratori scioperano e il canile di Vibo piomba nel caos: l’Ada getta la spugna (VIDEO)

Situazione drammatica all’interno del ricovero per gli animali che vivono tra i loro escrementi. Il gestore denuncia: «Così non possiamo andare avanti, portiamo le chiavi in Prefettura»

Situazione drammatica all’interno del ricovero per gli animali che vivono tra i loro escrementi. Il gestore denuncia: «Così non possiamo andare avanti, portiamo le chiavi in Prefettura»

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Le condizioni del canile comunale di Vibo
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L’associazione Ada, che lo gestisce, chiede aiuto: ci apre le porte e denuncia l’evidenza. Alza quasi le mani in segno di resa. Davanti a noi un canile al collasso. Vibo Valentia, area industriale di località Aeroporto. Un lager nel quale gli animali vivono nei loro escrementi, che da giorni non vengono rimossi. Cani in cattività, sofferenti. Ostaggi di gabbie degradate, di un ambiente malsano. Strutturalmente inadeguato e privati delle cure di cui necessitano. Le immagini dicono tanto, ma non tutto. Non raccontano il tanfo insopportabile di un luogo in cui se ci cammini rischi di dover gettare un paio di scarpe. «Abbiamo ereditato questo canile che ha, come si evince, una serie di carenze strutturali – afferma Antonio Zoccali, legale dell’associazione Ada -, sia da un punto di vista normativo che della vivibilità degli animali, sia per l’aspetto logistico delle pulizie, impossibile da gestire». L’Ada prova a spiegare. E nella spiegazione c’è implicita, un’autodenuncia, ed esplicita una denuncia: «Con 7.500 euro al mese, la somma destinata al canile, l’associazione non è in grado di far fronte alle spese che giorno dopo giorno si stanno accumulando. A queste difficoltà si stanno aggiungendo da un po’ di tempo, stranamente, una serie di coincidenze finalizzate, secondo noi, a fare in modo che questa gestione venga messa in cattiva luce». 

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L’Ada chiede di aiuto, mentre si appresta a consegnare le chiavi in Prefettura. C’è qualcosa che non quadra in questa storia: qualcosa su cui approfondire. Il degrado non è solo dentro. Ma anche fuori. Come in una via laterale al canile. Quintali di rifiuti sparsi. Uno scenario desolante: ci sono anche i rifiuti del canile. «La manodopera che abbiamo ereditato dalla vecchia gestione Enpa – continua Zoccali – talvolta rischia anche di creare condizioni di disagio, perché si assenta dal lavoro o, come oggi, addirittura annuncia, senza le formalità di rito, che non si sarebbe presentata al lavoro». C’è speranza? Forse sì. E’ negli occhi e nello spirito di una giovane volontaria. E’ qui per portare via un cucciolo a cui ha trovato una nuova famiglia. Lei conosce questo luogo. Oggi è così, ma così era anche ieri. Di chi è figlia questa situazione? Prova a darci una risposta, prima di correre dal suo cucciolo. «Ci sono state una serie di gestioni che non hanno facilitato il vivere dei cani all’interno del canile, né le adozioni. Non entro nel merito delle gestioni, ma servirebbe tanta collaborazione. Con gli enti pubblici, il Comune, i volontari stessi».                                                                        In relazione alle dichiarazioni di Antonio Zoccali circa le carenze strutturali del canile di Vibo Valentia, dall’Ente Nazionale Protezione Animali riceviamo e pubblichiamo: «Si esenti il signor Antonio Zoccali dell’associazione ADA, dall’attribuire a Enpa colpe per lo stato in cui versa il canile comunale di Vibo Valentia. Enpa stessa ha ereditato anni fa una situazione disastrosa: per anni abbiamo gestito la struttura cercando di dare il meglio agli animali e, nel contempo, abbiamo fatto una pressante azione con gli enti locali affinché la struttura venisse chiusa per costruirne una nuova. Per questa ragione (e con questa promessa scritta del Comune, mai mantenuta), abbiamo finanche concesso due proroghe del contratto. Ogni tentativo di dare a Enpa colpe che non ha, non solo sarà prontamente sconfessato con i documenti, ma sarà anche perseguito in ogni sede».

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