giovedì,Luglio 29 2021

Sorveglianza speciale violata, condanna definitiva per Rosario Fiorillo

I giudici toscani non hanno creduto al vantato percorso di risocializzazione di “Pulcino” che si era iscritto a Giurisprudenza a Pisa. Il 32enne si trova detenuto per l’omicidio Patania e per l’operazione Rimpiazzo

Sorveglianza speciale violata, condanna definitiva per Rosario Fiorillo

Condanna definitiva ad un anno ed un mese di reclusione per Rosario Fiorillo, 32 anni, di Piscopio, alias “Pulcino”. La Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il suo ricorso avverso la sentenza con la quale la Corte d’Appello di Firenze il 30 settembre dello scorso anno, in parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Pisa datata 28 marzo 2013 – che dichiarava Rosario Fiorillo colpevole dei delitti di violazione di misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e di falso materiale in carta di identità – ha dichiarato non doversi procedere nei confronti dell’imputato in ordine al secondo reato (falso materiale) perché estinto per intervenuta prescrizione. La Corte d’Appello di Firenze ha così rideterminato la pena in relazione al residuo delitto (violazione della sorveglianza speciale) in un anno e un mese di reclusione.

Avverso tale sentenza Fiorillo aveva proposto ricorso per Cassazione, dolendosi che la Corte territoriale non avesse preso in alcuna considerazione quanto evidenziato dalla difesa al fine del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e in particolare il fatto che l’imputato “aveva intrapreso un percorso di resipiscenza e di risocializzazione, rispetto a condotte comunque datate e commesse in giovane età, rappresentato da un percorso di formazione scolastica culminato con l’iscrizione alla facoltà di Giurisprudenza all’Università di Pisa.[Continua in basso]

Rosario Fiorillo

Per la Cassazione, il ricorso di Fiorillo è da respingere poiché la Corte d’Appello di Firenze ben ha sottolineato nella sentenza che le circostanze attenuanti generiche risultano invocate in appello in modo assolutamente generico e che i fatti per cui si procede sono stati commessi quando non era passato neanche un anno dall’irrevocabilità della sentenza della Corte di appello di Catanzaro che aveva confermato la sentenza del gip del Tribunale di Vibo Valentia di condanna di Rosario Fiorillo per tentata estorsione in concorso, detenzione illegale di armi in concorso e danneggiamento, apparendo del tutto evidente che le condotte oggetto del presente procedimento costituiscono significativa prosecuzione di un processo delinquenziale già avviato (che infatti nel frattempo aveva portato all’emissione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno)”. Per tali motivi, la Cassazione ha respinto il ricorso di Rosario Fiorillo, attualmente detenuto e condannato in appello a 30 anni di reclusione per aver preso parte all’omicidio del capoclan di Stefanaconi, Fortunato Patania, e poi condannato nel febbraio scorso in primo grado a 19 anni e 4 mesi nel processo “Rimpiazzo” contro il clan dei Piscopisani di cui è ritenuto uno dei vertici. La carta d’identità fasulla sarebbe servita a Rosario Fiorillo per eludere i controlli della polizia giudiziaria, lasciare la provincia di Pisa dove si trovava al soggiorno obbligato, e scendere a Piscopio e nel Vibonese per prendere parte alla guerra di mafia che contrapponeva all’epoca il clan dei Piscopisani ai Patania di Stefanaconi.

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