Direzione di Pediatria a Vibo Valentia, si va dal giudice del Lavoro

La dottoressa Caterina Procopio contesta la nomina del dottore Salvatore Braghò a direttore decisa dall’Asp. In un esposto tira inoltre in ballo presunte pressioni di lobby e massoneria

La dottoressa Caterina Procopio contesta la nomina del dottore Salvatore Braghò a direttore decisa dall’Asp. In un esposto tira inoltre in ballo presunte pressioni di lobby e massoneria

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Si andrà davanti al giudice del Lavoro del Tribunale di Vibo Valentia per la recente individuazione e nomina del vibonese Salvatore Braghò, 52 anni, a direttore della Struttura complessa di Pediatria del presidio ospedaliero di Vibo Valentia. La dottoressa Caterina Procopio ha infatti notificato all’Azienda sanitaria provinciale, diretta da Angela Caligiuri, un ricorso al giudice del Lavoro con richiesta di provvedimento d’urgenza. L’Asp, dal canto suo, ritenendo il ricorso infondato, ha deciso di costituirsi in giudizio per difendere la legittimità dell’operato aziendale. Ha dovuto però affidarsi ad un legale esterno all’ente, in quanto il direttore facente funzioni dell’Ufficio legale dell’Asp di Vibo è il fratello della ricorrente Caterina Procopio, ovvero l’avvocato Francesco Procopio che ha quindi comunicato all’Azienda sanitaria provinciale l’obbligo di astensione dalla trattazione della causa. La scelta dell’Asp (direttore generale Angela Caligiuri, direttore sanitario aziendale Michelangelo Miceli, direttore amministrativo Elga Rizzo) è così ricaduta sull’avvocato Sergio La Grotteria del Foro di Vibo. La dottoressa Caterina Procopio, già direttore facente funzioni di Pediatria e Neonatologia dell’ospedale di Vibo sin dal settembre del 2012, il mese scorso sulla vicenda ha presentato anche un esposto alla Commissione speciale di Vigilanza del Consiglio regionale con il quale ha sollevamento pesanti sospetti sulla nomina di Braghò, il quale a suo avviso avrebbe goduto di “spinte – si legge nell’esposto – di presunte lobby che avrebbero condizionato in maniera determinante l’esito del bando pubblico”. A giudizio del medico escluso, il curriculum del concorrente risultato poi vincitore del concorso sarebbe stato “illegittimamente sopravvalutato”, con la commissione che avrebbe attribuito “un punteggio troppo alto rispetto ai criteri stabiliti nel bando”. Inoltre, sempre ad avviso della dottoressa Procopio e dell’esposto, nella vicenda in questione non bisogna trascurare il che “Vibo Valentia, nonostante sia un piccolo capoluogo di provincia, è storicamente una città profondamente condizionata dalle lobby e tra queste spicca la massoneria che ivi vanta numerosi adepti. Orbene, stando alle “voci di paese”, la massoneria – ha scritto nell’esposto la Procopio – ha avuto un ruolo centrale nella determinazione della terna degli idonei in quanto è intervenuta in maniera decisa e determinata a favore” del dottore poi nominato dall’Asp. Accuse contenute in un lungo esposto ora al vaglio della Commissione speciale di Vigilanza del Consiglio regionale che per quanto attiene ai suoi poteri è chiamata a far luce sul caso. Intanto sulla vicenda, dal punto di nvisto più strettamente giudiziario, dovrà pronunciarsi a breve il giudice del Lavoro del Tribunale di Vibo Valentia. Il ricorso presentato dalla Procopio contro l’Asp verrà infatti trattato nell’udienza del 21 agosto prossimo. 

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