Migranti e sbarchi negati, il prete vibonese che condanna Salvini: «Semina odio»

Don Bruno Cannatelli è il direttore dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e i migranti. Stigmatizza le scelte del ministro e ammonisce: «Non più muri ma ponti tra i popoli»

Don Bruno Cannatelli è il direttore dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e i migranti. Stigmatizza le scelte del ministro e ammonisce: «Non più muri ma ponti tra i popoli»

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Migranti bloccati sulla nave Diciotti
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Il territorio vibonese è da sempre in prima linea nell’accoglienza dei tanti immigrati che giungono in Italia. Un tema caldo, che da sempre scuote le coscienze e dà adito a molteplici reazioni ed interpretazioni, soprattutto da quando al governo ci sono la Lega e il Movimento Cinque Stelle. Sull’argomento si è soffermato di recente don Bruno Cannatelli, da anni impegnato nell’ambito della pacifica convivenza tra popoli e religioni. E la disamina dell’attuale direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo e i migranti della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea non è certo tenera nei confronti dell’attuale esecutivo nazionale. «Ogni giorno la Tv ci fa vedere i tentativi di sbarchi con respingimento – afferma – e sembra che una delle principali preoccupazioni del governo sia quella di respingere le imbarcazioni senza valutare le varie tragedie che ci sono in esse. Anzi diversi rappresentanti delle istituzioni fanno crescere una cultura con marcati elementi di rifiuto, paura degli stranieri, razzismo, xenofobia e in questo contesto sono diversi a pensare che è possibile maltrattare gli immigrati, denigrare chi ha meno o viene da lontano, sfruttare il loro lavoro ed emarginarli in contesti degradati e degradanti». [Continua dopo la pubblicità]

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Il sacerdote prosegue la sua cruda analisi attaccando in modo diretto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, reo di «seminare odio e pregiudizio ricorrendo in modo blasfemo a strumentalizzare la fede cristiana con l’uso di simboli religiosi come il crocifisso o il rosario o citando versetti della Bibbia. Rispetto a quanto accade non intendiamo, però, né volgere lo sguardo altrove né fare nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Gli occhi sbarrati e lo sguardo vitreo di chi si vede sottratto in extremis all’abisso che ha inghiottito altre vite umane – prosegue don Cannatelli – sono solo l’ultima immagine di una tragedia alla quale non ci è dato di assuefarci. Ci sentiamo responsabili di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame di deserto e di torture. È la storia sofferta di uomini e donne e bambini che mentre impedisce di chiudere frontiere e di alzare barriere chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace». Nel suo intervento il direttore dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e i migranti ricorda, anche, «che quasi 30 anni fa è stato abbattuto il muro di Berlino e che d’allora si grida: “Non più muri ma ponti tra i vari popoli”», e constata amaramente, infine, «che purtroppo in Europa e Nord America sono state innalzate nuove barriere».