Viola la sorveglianza e minaccia i carabinieri: obbligo di firma per 34enne di Vibo

Arresto convalidato e processo rinviato al 12 ottobre. Lunedì era stato invece sorpreso a Pizzo. Ha precedenti per associazione mafiosa

Arresto convalidato e processo rinviato al 12 ottobre. Lunedì era stato invece sorpreso a Pizzo. Ha precedenti per associazione mafiosa

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Arresto convalidato nei confronti di Domenico Macrì, 34 anni, detto Mommo, di Vibo Valentia, finito ieri ai domiciliari poiché non trovato in casa nonostante il regime di sorveglianza speciale al quale è sottoposto che gli vieta di allontanarsi dall’abitazione dalle ore 21 alle 6 del mattino. A convalidare oggi l’arresto è stato il Tribunale monocratico di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Brigida Cavasino, che ha poi disposto per Macrì la misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiana ai carabinieri per la firma per il reato di minaccia a pubblico ufficiale. Domenico Macrì, infatti, dopo aver appreso ieri di una perquisizione domiciliare alle 4 del mattino a casa propria (dove non era stato trovato) e di altra perquisizione a casa della fidanzata, ha minacciato telefonicamente i carabinieri invitandoli ad interrompere le ricerche ed a spostare l’auto della Radiomobile posizionata nei pressi della dimora del 34enne in attesa di un suo possibile rientro. Minacce confermate oggi in aula anche dal tenente destinatario degli “inviti” da parte di Domenico Macrì. La Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari. Domenico Macrì, che si era poi presentato ieri in caserma accompagnato dal suo legale, è difeso dall’avvocato Francesco Sabatino che, dopo la convalida dell’arresto, ha chiestooggi  i termini a difesa ed il processo è stato rinviato al 12 ottobre. Lunedì Domenico Macrì era stato arrestato – e poi assolto – sempre per violazione della sorveglianza speciale. Macrì è stato condannato nel 2013 in via definitiva a 6 anni di reclusione per il reato di associazione mafiosa al termine dell’operazione denominata “Goodfellas” condotta dalla Squadra Mobile di Vibo. In particolare, è stato ritenuto organico al clan Lo Bianco e vicino ad Andrea Mantella, oggi passato fra le fila dei collaboratori di giustizia.  

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