domenica,Luglio 25 2021

“Cimitero degli orrori” a Tropea, lascia i domiciliari uno degli indagati

Il gip dispone l’obbligo di dimora e concede la possibilità di raggiungere il posto di lavoro nella vicina Parghelia

“Cimitero degli orrori” a Tropea, lascia i domiciliari uno degli indagati
Cimitero di Tropea
Roberto Contartese

Lascia gli arresti domiciliari per l’obbligo di dimora nel comune di residenza Roberto Contartese, 53 anni, di Tropea, coinvolto nello scandalo della distruzione dei cadaveri all’interno del cimitero di Tropea unitamente a Francesco Trecate, 62 anni, custode del cimitero di Tropea e dipendente comunale e Salvatore Trecate, 38 anni (figlio di Francesco), coinvolto nello scandalo della distruzione dei cadaveri all’interno del cimitero di Tropea. Il gip del Tribunale di Vibo Valentia, Francesca Del Vecchio, ha infatti accolto un’istanza presentata dall’avvocato Giovanni Vecchio volta ad ottenere per Roberto Contartese il permesso a svolgere attività lavorativa con la qualifica di operaio manutentore. Stante la durata dell’orario di lavoro netto – a cui vanno aggiunti i tempi necessari per gli spostamenti – che andrebbe a svuotare la funzione degli arresti domiciliari, il giudice ritenendo comunque affievolite le esigenze cautelari che possono essere soddisfatte mediante la sostituzione della misura in atto con quella dell’obbligo di dimora, ha accolto l’istanza autorizzando Roberto Contartese a svolgere il lavoro in questione e quindi ha revocato gli arresti domiciliari. Il 53enne non potrà in ogni caso allontanarsi dalla propria abitazione dalle ore 20 alle ore 7 del mattino. Altresì, non potrà allontanarsi dal territorio di Tropea senza l’autorizzazione del giudice, salvo che per recarsi al lavoro in una società con sede a Parghelia, dalle ore 8.00 alle ore 12.00 e dalle ore 14. Alle ore 17, concedendo il tempo necessario per raggiungere il luogo di lavoro e il successivo rientro nel proprio comune di residenza.

Francesco Trecate, Salvatore Trecate, Roberto Contartese

Roberto Contartese – contrariamente ai due Trecate – nel corso dell’interrogatorio di garanzia si era avvalso della facoltà di non rispondere e non aveva quindi assunto alcun “comportamento collaborativo con l’autorità giudiziaria”. Era stato tuttavia posto ai domiciliari dal gip poiché le esigenze cautelari nei suoi confronti apparivano affievolite in considerazione del “concreto contributo causale apportato dall’indagato all’iter criminis concorsuale”.

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