domenica,Luglio 25 2021

Tentata estorsione a Vibo, assolto pure in appello Nazzareno Lo Bianco

La Dda di Catanzaro aveva chiesto la condanna dell’imputato. La sentenza in primo grado era arrivata nel dicembre 2017

Tentata estorsione a Vibo, assolto pure in appello Nazzareno Lo Bianco
Nazzareno Lo Bianco

La Corte d’Appello di Catanzaro ha assolto Nazzareno Lo Bianco, 68 anni, di Vibo Valentia, detto “Giacchetta”. Confermata così la sentenza del Tribunale di Vibo Valentia del 20 dicembre 2017 che era stata appellata dalla Dda di Catanzaro. Nazzareno Lo Bianco, difeso dall’avvocato Francesco Sabatino, era stato tratto a giudizio per il reato di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose (art. 7 della legge antimafia) per una serie di presunte condotte estorsive ai danni dell’imprenditore Salvatore Naccari il quale secondo l’originaria ricostruzione della Dda sarebbe stato escluso da alcuni lavori di tipo idraulico iniziati alla Metal Sud di Domenico Arena, sita in località “Aeroporto” a Vibo, per la realizzazione di 15 bagni e dell’impianto antincendio. Il tutto per un valore complessivo di 5.500,00 euro. Per far ciò, ad avviso degli inquirenti, Nazzareno Lo Bianco si sarebbe avvalso della forza di intimidazione ed assoggettamento derivante dalla sua appartenenza – o comunque vicinanza – alla criminalità organizzata di tipo ‘ndranghetistico, ed in particolare al clan Lo Bianco di Vibo.

L’estorsione non sarebbe poi andata a buon fine (da qui l’accusa di tentata estorsione) “per cause indipendenti dalla volontà dell’autore”, cioè dell’imputato Nazzareno Lo Bianco. I fatti al centro del processo si sarebbero verificati il 18 aprile del 2013. [Continua in basso]

Avverso la sentenza assolutoria del Tribunale di Vibo Valentia, la Procura distrettuale aveva proposto appello ottenendo la rinnovazione del dibattimento al fine di sentire il teste Naccari, invocando una richiesta di condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione per Nazzareno Lo Bianco. L’avvocato Francesco Sabatino nella sua discussione ha contestato la ricostruzione investigativa e dunque l’assenza di elementi a sostegno di una vicenda estorsiva aggravata dalle modalità mafiose. argomentazioni accolte dalla Corte d’Appello che ha confermato la sentenza del Tribunale di Vibo Valentia.

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