Tar annulla interdittiva antimafia per B&B di Tropea

Per i giudici amministrativi non bastano i soli legami parentali senza altri elementi concreti e certi

Per i giudici amministrativi non bastano i soli legami parentali senza altri elementi concreti e certi

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Annullata dal Tar di Catanzaro l’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Vibo Valentia nei confronti dell’attività turistico-ricettiva (Bed and Breakfast) di Daniela La Rosa con sede a Tropea. Per i giudici amministrativi, il rischio di permeabilità mafiosa dell’impresa non può essere desunto soltanto dai rapporti di parentela, ma deve essere supportato da elementi certi ed idonei a rappresentare l’esistenza concreta del pericolo, in quanto la parentela o affinità con soggetti risultati appartenenti alla criminalità organizzata non è di per sé fattore idoneo, in assenza di ulteriori elementi, a dare conto del tentativo di infiltrazione mafiosa. Il ricorso era stato proposto dagli avvocati Giacomo Carbone del Foro di Catanzaro e Sandro D’Agostino del Foro di Vibo Valentia. Secondo i giudici amministrativi, il rapporto parentale riveste rilevanza ai fini dell’emanazione dell’interdittiva antimafia laddove lo stesso “per la sua natura, intensità o per altre caratteristiche concrete, lasci ritenere che l’impresa abbia una conduzione collettiva e una regìa familiare ovvero che le decisioni sulla sua attività possano essere influenzate, anche indirettamente”. Per il Tar di Catanzaro, che ha accolto le tesi della difesa, nella vicenda di specie mancano elementi che possano far presumere vicende anomale nella concreta gestione dell’impresa e da qui l’annullamento dell’interdittiva antimafia e del provvedimento di revoca comunale della licenza.

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