Droga nelle Serre Vibonesi, saltano le discussioni dei difensori

Fra gli imputati, anche Emanuele Mancuso che dal 18 giugno scorso ha deciso di collaborare con la giustizia. Nove in totale le persone sotto processo

Fra gli imputati, anche Emanuele Mancuso che dal 18 giugno scorso ha deciso di collaborare con la giustizia. Nove in totale le persone sotto processo

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Salta al 22 novembre l’udienza del processo con rito abbreviato nato dall’inchiesta sullo spaccio di droga nelle Serre vibonesi condotta dai carabinieri del Norm di Serra San Bruno con il coordinamento del pm Filomena Aliberti e scattata nel giugno dello scorso anno. Fra gli imputati, anche il 30enne di Limbadi, residente a Nicotera, Emanuele Mancuso che nella precedente udienza del 5 luglio scorso ha revocato il proprio difensore di fiducia in quanto dal 18 giugno ha deciso di collaborare con la giustizia. E proprio un impedimento di Emanuele Mancuso a presenziare oggi all’udienza, unitamente all’assenza per motivi di salute dell’imputato Domenico Mamone, 35 anni, di Serra San Bruno, ha portato il gup del Tribunale di Vibo Valentia, Graziamaria Monaco, a rinviare l’udienza al 22 novembre prossimo per le discussioni di alcuni avvocati del collegio di difesa. Nei confronti di Emanuele Mancuso (che per tale inchiesta risponde a piede libero) il pm Aliberti ha già chiesto la condanna a 2 anni e 10 mesi, più 7mila euro di multa per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. La richiesta di pena è scontata di un terzo per via della scelta di un processo con rito abbreviato. Secondo l’accusa, Emanuele Mancuso avrebbe acquistato o ricevuto sostanza stupefacente non meglio indicata, trasportata nell’occasione da Vincenzo Tino, 28 anni, di Capistrano, per il quale il pm ha chiesto la condanna a 2 anni e 10 mesi, più 7mila euro di multa. La contestazione viene mossa con l’aggravante della recidiva per Emanuele Mancuso e la recidiva infraquinquennale e specifica per Vincenzo Tino. Fatti di reato che sarebbero stati commessi tra Capistrano e Serra San Bruno in un arco temporale ricompreso fra il giugno 2015 ed il luglio dello stesso anno. Queste le altre richieste di pena del pm: 2 anni, 2 mesi e 6mila euro per Giuseppe Gamo, 28 anni, di Spadola; 5 anni, 10 mesi e 23mila euro di multa per Damiano Mamone, 35 anni, di Serra San Bruno; 5 anni, 4 mesi e 18mila euro di multa per Francesco Cannizzaro, 28 anni, di Sant’Eufemia d’Aspromonte; 2 anni, 10 mesi e 7mila euro per Cristian Francesco Valenti, di 22 anni, di Serra San Bruno; 2 anni, 4 mesi e 7mila euro per Manuel Delfino, 30 anni, di Reggio Calabria; 5 anni, 8 mesi e 20mila euro di multa per Simone Musolino, 28 anni, di Brognaturo; un anno per Piera Tounsi, 24 anni, di Suzzara (Mn). L’inchiesta dei carabinieri del Norm di Serra San Bruno ha permesso di disarticolare una rete di spacciatori attiva nelle Serre vibonesi con diramazioni pure nel Soveratese, nel Reggino ed in altre zone d’Italia. La rete di spaccio avrebbe inondato di hashish, marijuana, e in alcuni casi anche di cocaina, le “piazze” di Serra San Bruno, delle Serre e del Soveratese, contando su solidi canali di approvvigionamento e su una capillare distribuzione sul territorio. Il tutto coordinato attraverso uno strumento comunissimo quanto fallace: una chat di WhatsApp. Ed è stato proprio il noto dispositivo di messaggistica a tradire i componenti del gruppo, senza alcuna posizione verticistica o componente associativa. Gruppo con il quale sarebbe entrato in rapporti anche Emanuele Mancuso, figlio del boss Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere”, che ha ora deciso di “saltare il fosso” ed iniziare a collaborare con la Dda di Catanzaro.   LEGGI ANCHE: “Giardini segreti”, l’impero della marijuana 3.0 nelle mani di Emanuele Mancuso (VIDEO)

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