L’ ANALISI | Mileto fra criminalità ed una politica che deve dare risposte

Alta rimane l’attenzione della magistratura, delle forze dell’ordine e della Prefettura di Vibo, mentre i commissari che reggono il Comune, dopo le dimissioni del sindaco, continuano l’opera di "bonifica"

Alta rimane l’attenzione della magistratura, delle forze dell’ordine e della Prefettura di Vibo, mentre i commissari che reggono il Comune, dopo le dimissioni del sindaco, continuano l’opera di "bonifica"

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Che Mileto fosse sotto la lente d’ingrandimento della magistratura lo si sapeva da tempo. Quanto verificatosi nell’ultimo decennio, del resto, è sotto gli occhi di tutti. Lo scioglimento nel 2012 di un consiglio comunale per infiltrazioni mafiose e le ripetute conclusioni anticipate delle amministrazioni precedenti e successive, per molti legate ad un unico filo conduttore, rappresentano un fatto di una gravità inaudita e del tutto inusuale anche per la cittadina normanna, soprattutto se messe in comparazione con le presunte collusioni tra criminalità e politica paventate da qualche pentito in recenti inchieste giudiziarie ancora lungi dall’essere dichiarate concluse. Così come del tutto eccezionali appaiono i tristi fatti di sangue verificatasi, nel frattempo, sul territorio. Le faide, gli omicidi commessi in pieno centro, nei modi più efferati e a qualunque ora del giorno e, come nel caso dell’omicidio di Francesco Prestia Lamberti, con vittime e carnefici addirittura minorenni, dal 2006 ad oggi hanno contribuito a dipingere un quadro a tinte fosche di Mileto e delle sue frazioni, alimentando quel senso di irreversibile sfiducia che attanaglia la gran parte dei cittadini, ma anche un’aperta  “sfida” a uno Stato che, a dire il vero, ultimamente sta assestando più di un colpo alla criminalità. Il Comune oggi si ritrova per l’ennesima volta costretto ad essere amministrato in modo straordinario da un commissario prefettizio che, mai come in questo caso, appare intenzionato a procedere anche ad una salutare azione di “bonifica” del territorio. Le prossime elezioni comunali si dovrebbero svolgere tra maggio e giugno del prossimo anno. Tra otto, nove mesi, dunque. Le prime avvisaglie che arrivano dagli ambiti della magistratura sono chiare ed inequivocabili: Mileto e le sue frazioni occupano un posto di riguardo nella “geografia” di contrasto al malaffare. Le stesse interdittive antimafia emesse di recente dalla Prefettura di Vibo Valentia nei confronti di due cooperative e di un’associazione locale sembrano voler andare in tal senso. Al di là della validità delle azioni attuate, degli ovvii ricorsi e di come si concluderanno le vicende, la sensazione è che questi provvedimenti sanciscano un punto di non ritorno, finendo per condizionare, inevitabilmente, anche lo scenario politico futuro, soprattutto in vista delle composizione delle liste per le prossime comunali. Alla fine, in tanti potrebbero desistere dal gettarsi nella mischia, sia quelli animati a farlo per la prima volta, sia coloro che, in modo camaleontico, puntano a riproporsi come se nulla fosse, sul palco di un teatrino della politica che loro stessi hanno contribuito a gettare nel baratro. Tra attenzionati, incandidabili della prima e dell’ultima ora, o presunti tali, paradossalmente gli “illibati”, i potenziali papabili ad una poltrona tra gli scranni di Palazzo dei normanni potrebbero risultare veramente pochi, addirittura divenire merce rara. Da questo a dire che la svolta sarebbe a quel punto a portata di mano, è ovvio che però ce ne corre. Il rischio che bisogna assolutamente evitare è che insieme al “marcio” si spazzi inconsapevolmente via anche il “fresco”.

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