Inchiesta della Dda e della Finanza: sequestrati nel Vibonese i beni di Mallamace -Video

L’imprenditore viene ritenuto vicino al boss Rocco Anello di Filadelfia ed è rimasto coinvolto nell'affare dei parchi eolici. “Sigilli” alla ditta di legname con sede a Sant’Onofrio. Il padre coinvolto in operazioni contro il narcotraffico internazionale

L’imprenditore viene ritenuto vicino al boss Rocco Anello di Filadelfia ed è rimasto coinvolto nell'affare dei parchi eolici. “Sigilli” alla ditta di legname con sede a Sant’Onofrio. Il padre coinvolto in operazioni contro il narcotraffico internazionale

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Interessa anche lil Vibonese il sequestro di beni dei finanzieri del comando provinciale di Catanzaro, coordinati dal procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, dai procuratori aggiunti, Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla, e dai sostituti procuratori Camillo Falvo, Elio Romano e Pasquale Mandolfino. La Guardia di Finanza di Catanzaro ha dato esecuzione, con il supporto del servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) di Roma, a sei distinti provvedimenti di sequestro di beni per un valore complessivo di oltre quattordici milioni di euro, emessi dal Tribunale di Catanzaro. Beni per un valore di circa 500mila euro sono stati in particolare sequestrati a Francesco Mallamace, 41 anni, di Vibo Valentia. Nel giugno del 2008 era stato tratto in arresto nell’ambito delle operazioni di polizia denominate “Domino” ed “Effetto domino” che avevano riguardato il clan Anello di Filadelfia e la sua ingerenza nell’affare dei parchi eolici. All’esito del procedimento penale, nell’ottobre del 2012 Francesco Mallamace è stato condannato dalla Corte d’Appello di Catanzaro a quattro anni e dieci mesi di reclusione perchè ritenuto colpevole di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le indagini patrimoniali condotte dai finanzieri del Gico del nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro hanno consentito di ricostruire in capo a Francesco Mallamace un notevole complesso patrimoniale il cui valore è risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.                                                                                                                           Il provvedimento di sequestro ha riguardato in particolare una ditta operante nel settore dei legnami con sede a Sant’Onofrio in località Castelluccio, la “Eurolegnami”, con unità locale anche in Civitella in Val di Chiana, in provincia di Arezzo, e il domicilio fiscale a Vibo Valentia in via XXV Aprile. Francesco Mallamace è figlio di Giuseppe Mallamace, di origini napoletane ma da anni residente in Calabria fra Vibo Valentia e la Piana di Gioia Tauro. Giuseppe Mallamace, in passato titolare di una concessionaria di auto a Vibo Valentia, è’ rimasto coinvolto negli scorsi anni in un’operazione contro il narcotraffico internazionale di cocaina (220 chili) e nel 2007 è stato arrestato su ordine della procura di Trieste per scontare una pena definitiva. Francesco Mallace, nell’ambito dell’inchiesta “Effetto Domino” è stato invece ritenuto l’alter ego del capo cosca Rocco Anello. In particolare, stando alle accuse degli imprenditori interessati alla costruzione dei parchi eolici, sin dagli inizi degli anni novanta gli Anello avevano preteso una somma pari al 2% dell’importo dei lavori aggiudicati dalle imprese nei comuni di Filadelfia, Francavilla Angitola e nella frazione di Acconia di Curinga. Oltre a ciò, anche un importo mensile per la protezione dei cantieri. “Per via della famiglia Anello – aveva messo a verbale un imprenditore – ho dovuto rinunciare ad una parte di lavoro appaltato e che riguardava la costruzione del parco eolico di Monte Contessa-Serrapelata. La ditta mi propose l’esecuzione di metà del lavoro. Ma Francesco Mallamace mi anticipò anticipato che avrei dovuto occuparmi di metà lavoro poiché la restante parte sarebbe stata eseguita dalla ditta di Restuccia Vincenzo. L’ultima visita di Mallamace è stata al bivio di località Turrina di Acconia e lì mi ha chiesto notizie di altri parchi eolici e mi ha detto che avrei dovuto indirizzare le aziende verso la ditta Restuccia. Gli ho detto che non voglio sapere niente di queste cose in quanto vi è la polizia che mi stava tartassando e quindi temevo di essere coinvolto nelle indagini. Rocco Anello – continua l’imprenditore in un verbale del 2008 –  mi disse che per la realizzazione del parco eolico di Polia, avrei dovuto affidare loro tutti i subappalti così come aveva fatto Restuccia per una parte dei lavori dei due parchi realizzati. Per i parchi eolici di Maida, Filadelfia e Cortale, avrei dovuto rinunciare alle proposte di realizzazione indirizzando i vari appaltatori verso Restuccia. Tuttavia, Rocco Anello disse che avrebbe consentito che io effettuassi le forniture di calcestruzzo”. Scrissero all’epoca gli inquirenti: “Vincenzo Restuccia nel corso delle dichiarazioni dell’ 8 maggio 2008 evidenzia i rapporti commerciali intervenuti con Francesco Mallamace che aveva offerto alla ditta Restuccia la fornitura dei mezzi per l’esecuzione dei lavori presso il parco eolico e benché il Restuccia – che rievocava gli atti intimidatori ed i danneggiamenti subiti anche presso i cantieri del parco eolico – segnalava di avere un parco mezzi particolarmente fornito, la ditta oltre alle forniture di inerti si avvaleva anche dei contratti a noleggio a freddo dei macchinari del Mallamace”.  Il decreto di sequestro nei confronti di Francesco Mallamace, oltre alla ditta comprende anche una serie di beni aziendali fra i quali: un trattore, due autocarri, un semirimorchio speciale con cassone ribaltabile. Sequestrati anche tutti i rapporti bancari con saldo attivo, cassette di sicurezza, titoli, libretti di risparmio, buono fruttiferi, Bot, Cct ed ogni altra disponibilità finanziaria.