Vibo prima per omicidi in Italia, il prefetto Gualtieri: «Obbrobrio che la provincia non merita» – Video

Il massimo rappresentante territoriale del Governo commenta negli studi di LaC Tv i dati diffusi dal Sole 24 ore e afferma: «C’è un esercito di persone oneste che può emarginare gli ‘ndranghetisti» 

Il massimo rappresentante territoriale del Governo commenta negli studi di LaC Tv i dati diffusi dal Sole 24 ore e afferma: «C’è un esercito di persone oneste che può emarginare gli ‘ndranghetisti» 

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Il prefetto Giuseppe Gualtieri negli studi de LaC
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«Potrei anche dire che si tratta di un fatto genetico, ma ciò che è importante è soprattutto la cultura. Il problema vero della provincia di Vibo Valentia è che le persone oneste, i lavoratori, costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione e sono numericamente un esercito rispetto ai malavitosi. E allora ci dobbiamo chiedere perché non si riesce a creare questa base educativa e culturale, per far sì che ci sia l’emarginazione sociale e non l’inclusione degli ‘ndranghetisti o dei delinquenti in genere». È quanto ha affermato il prefetto di Vibo Giuseppe Gualtieri, intervistato da Pietro Comito, condirettore di LaC Tv negli studi televisivi dell’emittente, commentando il risultato di una recente ricerca del Sole 24 ore che colloca – su dati del ministero dell’Interno – la provincia di Vibo Valentia al primo posto in Italia per omicidi avvenuti nel 2017 in proporzione alla popolazione residente. Commentando poi il recente fatto di sangue di Piscopio, costato la vita al 42enne Massimo Ripepi, del quale sono accusati l’ex cognato e il figlio della vittima, il massimo rappresentante territoriale del Governo ha affermato: «in un contesto degradato anche una situazione familiare si regola in questo modo. In un contesto sociale diverso si sarebbe magari regolata con l’ausilio di strutture pubbliche e assistenziali che forse nella nostra provincia non sono presenti. Per cui, dalla piccola controversia civile, dal muro fatto in barba al vicino fino all’incidente stradale, spesso c’è la tentazione di ricorrere ad un altro tipo di giustizia. Ad un altro tipo di intermediazione che non sia quella dello Stato e della società civile. E quindi nasce questo genere di giustizia. Un obbrobrio sociale che questa provincia non merita». Guarda l’intervista completa:

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