Narcotraffico: inchiesta “Stammer 2”, in 24 con rito abbreviato, in cinque rinviati a giudizio

Alleanze fra i clan del Vibonese degli Anello, dei Fiarè, dei Pititto e dei Mancuso. A Mileto sarebbe invece giunto il capo dei narcos albanesi

Alleanze fra i clan del Vibonese degli Anello, dei Fiarè, dei Pititto e dei Mancuso. A Mileto sarebbe invece giunto il capo dei narcos albanesi

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Rito abbreviato per 24 imputati, mentre altri cinque sono stati rinviati a giudizio con rito ordinario. Una sola posizione stralciata. Questa la decisione del gup distrettuale di Catanzaro, Francesca Pizii, dove oggi si è tenuta l’udienza preliminare a seguito della richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura distrettuale nei confronti dei 30 imputati coinvolti nell’operazione contro il narcotraffico internazionale denominata “Stammer 2 – Melina” condotta dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della Dda.                                              In particolare, saranno processati attraverso il rito abbreviato – che comporta in caso di condanna uno sconto di pena pari ad un terzo – i seguenti imputati: il boss dell’omonimo clan di Filadelfia, Rocco Anello, 57 anni (avvocati Sergio Rotundo e Salvatore Staiano); Domenico Mancuso, 43 anni, alias “Mico Ninja”, di Limbadi, figlio del boss Giuseppe Mancuso (avvocato Giuseppe Milicia); Indrit Buja,37 anni, albanese; Cristian Burzì, 35 anni, residente in provincia di Bergamo (avvocato Guido Contestabile); Francesco Colangelo, residente a Verano Brianza (Mb); Gianluca Pititto, 22 anni, di Mileto (difeso dagli avvocati Giuseppe Monteleone e Gianfranco Giunta); Rosario Riccioli, 45 anni, di Catania (avvocato Roberta Fava); Gianfranco Contestabile, di Brindisi (avvocato Giuseppe De Luca); Gerardo Filippo Gentile, 63 anni, di San Giovanni di Zambrone (avvocato Giuseppe Bagnato); Shefik Muho, 34 anni, albanese; Gregorio Niglia, 35 anni, detto “Lollo”, di Briatico (avvocati Francesco Muzzopappa e Giuseppe Bagnato); Antonio Paladino, di Rosarno; Giovanni Pastorello, 59 anni, di Maierà (Cs), residente a Milano; Fortunato Baldo, 23 anni (avvocati Gregorio Viscomi e Michelangelo Miceli); Melina Cannatà, 47 anni, di Vibo Valentia (avvocato Giovanni Vecchio); il dentista Francesco Fiarè, 38 anni, di San Gregorio d’Ippona (avvocati Sergio Rotundo e Giuseppe Monardo); Massimo Pannaci, 51 anni, di Vibo Valentia (avvocato Giovanni Vecchio); Giuseppe Vittorio Petullà, 60 anni, di Mileto (avvocati Antonio Porceli e Giuseppe Monteleone); Giuseppe Pititto, 26 anni, di Mileto (avvocati Gianfranco Giunta e Giuseppe Monteleone); Salvatore Pititto, 50 anni, di Mileto (avvocati Nicola Cantafora e Giuseppe Bagnato); Antonio Massimiliano Varone, 43 anni, di Mileto (avvocati Michelangelo Miceli e Giancarlo Pittelli); Claudio Tortora, 28 anni, di Mileto (avvocato Francesco Schimio); Ippolito Fortuna, 58 anni, di Vibo Marina (avvocato Giovanni Vecchio). Oksana Verman, 42 anni, di nazionalità ucraina, residente prima dell’arresto a Vibo Valentia, amante di Salvatore Pititto, collaboratrice di giustizia dal febbraio dello scorso anno. Per tali imputati il ritorno in aula dinanzi al gup distrettuale per il processo con rito abbreviato è stato fissato per l’udienza del 25 gennaio prossimo.                                                                                                            Rinviati invece a giudizio con rito ordinario i seguenti imputati: Fortunato Loschiavo, 47 anni, di Mileto (avvocato Diego Brancia); Francesco Paladino, 27 anni, di Rosarno; Salvatore Paladino, 59 anni, di Rosarno; Michell Vincenzo Piperno, nato in Germania, 36 anni, di San Costantino Calabro, detenuto a Bologna (avvocato Giuseppe Di Renzo); Pasquale Pititto, 50 anni, di San Giovanni di Mileto (avvocati Francesco Sabatino e Giovanni Marafioti). Per loro il processo si aprirà dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia il 3 dicembre prossimo. Stralciata, infine, la posizione di Elvis Hajdini, 25 anni, albanese, latitante (avvocato Caterina Coppoletta d’ufficio) per problemi relativi alla traduzione degli atti processuali in lingua albanese. La sua posizione verrà trattata il 30 novembre prossimo.                                            Secondo l’accusa, la consorteria attiva nel circondario vibonese, storicamente inserita nel traffico internazionale di stupefacenti, al fine di sopperire alle richieste sempre maggiori e diversificate del mercato della droga, e considerato il protrarsi dei tempi di attesa per l’approvvigionamento della cocaina dal Sudamerica, avrebbe intessuto trattative con gli albanesi, per il tramite di sodali brindisini, funzionali all’approvvigionamento di enormi partite di marijuana. Indrit Buja, quale referente del sodalizio albanese, sarebbe giunto in Italia a garanzia dell’operazione ed ospitato dai calabresi sia a Mileto che a Milano, ove si spostava in concomitanza dell’arrivo del carico. Filippo Gerardo Gentile e Giovanni Pastorello sarebbero stati i finanziatori del narcotraffico, mentre Cristian Burzì, Francesco Colangelo e Domenico Mancuso sarebbero stati gli acquirenti. Mancuso e Burzì sarebbero stati inoltre anche i venditori dello stupefacente approvvigionato pure attraverso canali di rifornimento olandesi nelle conoscenze di Domenico Mancuso.         Fra i promotori, gli organizzatori e i finanziatori di un’importazione di 90 chili di marijuana dall’Albania ci sarebbe poi stato il boss Rocco Anello. I vibonesi avrebbero inoltre ospitato a Mileto l’emissario albanese giunto a garanzia dell’importazione. In tale occasione, lo stupefacente commissionato sarebbe stato volutamente dirottato dalla Puglia verso il porto di Ancona, concludendo il suo viaggio a Milano dove il sodalizio vantava la presenza di accoliti utilizzati per la vendita nel circondario milanese.        In foto dall’alto in basso: Rocco Anello, Domenico Mancuso, Gianluca Pititto, Francesco Fiarè 

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