Gli studenti vibonesi alla manifestazione nazionale contro i tagli alla scuola

I giovani del Liceo classico Michele Morelli, unitamente a quelli di altri istituti superiori della provincia, aderiscono alla protesta del sindacato Unione degli studenti

I giovani del Liceo classico Michele Morelli, unitamente a quelli di altri istituti superiori della provincia, aderiscono alla protesta del sindacato Unione degli studenti

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“Siamo sempre noi giovani a subire le conseguenze di decisioni sbagliate, anacronistiche e spesso non linea con le idee degli itinerari istituzionali e politici portati avanti da coloro che governano. Noi giovani, spesso etichettati dagli adulti come quelli che l’illustre filosofo Fredrich Nietzsche identificava con l’espressione di “nichilisti passivi” ovvero giovani privi di iniziativa, privi di voglia di partecipare attivamente alla vita pubblica, siamo in realtà solo giovani che trovano spesso un muro di fronte a loro. Siamo noi giovani a non essere ascoltati e supportati”. E’ quanto spiegano gli studenti del Liceo Classico “Michele Morelli” di Vibo Valentia che, assieme a molte altre scuole superiori del Vibonese, prenderanno parte alla manifestazione nazionale che si svolgerà giorno 16 novembre in accordo con il sindacato più grande di Italia, l’Unione degli studenti. “Pretendiamo di essere ascoltati – spiegano gli studenti – perché sembrava che il nuovo Governo volesse iniziare un dialogo con le nuove generazioni e in favore  delle nuove generazioni, ma fin ad ora non c’è stato in tal senso alcun riscontro. Ci sono anzi 56,5 milioni di euro in meno per l’alternanza, tagli da 22 milioni di euro al finanziamento per il Miur, blocchi alla redistribuzione nel “fondo di funzionamento delle istituzioni scolastiche e l’orientamento” e blocchi ai fondi di finanziamento ordinario dell’università in relazione all’aumento del Pil. E noi? Lo Stato – concludono gli studenti vibonesi – sembra continuare a non ricordarsi di noi, ma soprattutto sembra essere caduto in preda ad un freddo calcolo utilitaristico, che non giova affatto, né alle nuove generazioni, tanto meno a quelle future”. 

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