Gerocarne, i Donato pronti ad uccidere l’avvocato Lopreiato ed i carabinieri

Secondo quanto emerge dall’ordinanza del gip del Tribunale di Vibo, la famiglia di Sant’Angelo minacciava di far fuori il legale anche in presenza delle forze dell’ordine

Secondo quanto emerge dall’ordinanza del gip del Tribunale di Vibo, la famiglia di Sant’Angelo minacciava di far fuori il legale anche in presenza delle forze dell’ordine

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Non doveva entrare nessuno in quei terreni di contrada Cerasara di Sant’Angelo di Gerocarne. Terreni di proprietà dell’avvocato Rosario Lopreiato ma che la famiglia Donato voleva a tutti i costi per sé, tanto che per il gip – confortato dalle denunce delle vittime – in paese “era notorio che nella proprietà di Lopreiato non doveva entrare nessuno, se non previamente autorizzato dai Donato”. Da qui l’incendio ad un capannone agricolo ed al trattore di proprietà di un operaio che aveva eseguito dei lavori sullo stesso terreno, chiamato dal legittimo proprietario, cioè dall’avvocato Lopreiato. Intenzione dei Donato era quella di trasformare il terreno in una “giungla di rovi”, cioè abbandonato totalmente, per come Salvatore e Peppino Donato (figli di Giuseppe Donato) avrebbero detto all’operaio che aveva osato potare alcuni ulivi. Di più e di peggio. Salvatore e Peppino Donato avrebbero infatti aggiunto che lo stesso avvocato Lopreiato “non si sarebbe più dovuto recare a coltivare il suo terreno, altrimenti anche in presenza dei carabinieri e delle forze dell’ordine lo avrebbero ammazzato insieme a loro”. Per capire il livello di tracotanza dei Donato, è poi utile un altro passaggio della ricostruzione del gip. Anche dinanzi all’affermazione dell’operaio che aveva spiegato ai Donato di dover potare gli ulivi in quanto in debito con l’avvocato della somma di cinquemila euro, l’invito sarebbe stato infatti perentorio. Tu qui non devi venire – avrebbero affermato Giuseppe Donato ed i figli Peppino e Salvatore – perché se avevi bisogno di soldi per pagare l’avvocato me lo dicevi e in una notte andavamo a rubare e ti facevi cinquemila euro”. Subite tali pressanti minacce, l’operaio decideva di non recarsi più sul terreno di Lopreiato, della cui cura si occupò direttamente l’avvocato accompagnato dai carabinieri. Anni ed anni di minacce – anche in Tribunale a Vibo durante un’udienza del processo che nel 2011 vedeva imputato Giuseppe Donato di tentato omicidio ai danni dell’avvocato Lopreiato – sfociate in lettere anonime, lettere con cartucce, taglio degli alberi, pascolo abusivo e inviti a non cedere il terreno a nessuno, neanche gratis, che non fossero i Donato. Un’escalation criminale crescente, non venuta meno neppure dopo il tentato omicidio dell’avvocato Lopreiato nel 2010 e la detenzione di Giuseppe Donato, del fratello Francesco e del padre Salvatore. Circostanze “convergenti e reciprocamente riscontrate”, secondo il gip, in ordine ai racconti delle vittime circa la volontà dei Donato di appropriarsi del terreno dell’avvocato Lopreiato e che delineano un “serio e significativo quadro indiziario nei confronti degli indagati”. Quanto alle esigenze cautelari agli arresti domiciliari, secondo il gip Pia Sordetti, emerge un “concreto pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie di quelli per i quali si procede e quindi la presenza di elementi che inducono a ritenere sussistenti ed attuali le ragioni cautelari, stante la pervicacia e la perseveranza nelle condotte estorsive poste in essere ai danni di Lopreiato ovvero delle persone che, a vario titolo, hanno avuto a che fare con i terreni in questione”.    LEGGI ANCHE: Estorsioni e danneggiamenti per un terreno conteso a Gerocarne, le accuse agli arrestati – Video

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