Aggressione a Pizzo Calabro, prescrizione per madre e figlio

In primo grado erano stati condannati a cinque anni per tentato omicidio. In Appello l’accusa è stata derubricata in lesioni 

In primo grado erano stati condannati a cinque anni per tentato omicidio. In Appello l’accusa è stata derubricata in lesioni 

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La Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi (a latere i giudici Adriana Pezzo e Ippolita Luzzo), ha riformato la sentenza in abbreviato emessa in primo grado il 18 giugno 2014 dal gup del Tribunale di Vibo, Maria Carla Sacco, nei confronti di Rosalba Pulitano e Francesco Cupone, madre e figlio, accusati del tentato omicidio di Antonia Stabene, ferita il 5 febbraio del 2009 con un corpo contundente sotto la sua abitazione, in via Zupponi Strani, a Pizzo Calabro. Condannati in primo grado a 5 anni di reclusione ciascuno, la Corte d’Appello ha derubricato l’originaria imputazione di tentato omicidio in lesioni personali, reato dichiarato estinto per intervenuta prescrizione. Gli imputati sono stati condannati alla rifusione delle spese di costituzione e difesa sostenute dalla parte civile liquidate in 1.200 euro. La vittima, Antonia Stabene, trasportata d’urgenza all’ospedale di Vibo, riportò un trauma cranico e ferite in diverse parti del corpo. In primo grado il pm, Santi Cutroneo, aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione a testa per i due imputati, poi condannati a 5 anni ciascuno (pena scontata di un terzo per via della scelta del rito abbreviato). Secondo l’accusa, l’aggressione sarebbe maturata in seguito all’omicidio di Maurizio Cupone, marito della Pulitano, vicenda per la quale è stato già condannato in altro processo Giorgio Stabene, nipote di Antonia Stabene. Il tentato omicidio di quest’ultima per gli inquirenti rappresenterebbe l’ultimo “capitolo” di una serie continua di liti tra le due famiglie vicine di casa che ha avuto come tragico epilogo la morte di Maurizio Cupone, aggredito il 15 gennaio 2010 con un mattarello da cucina che gli provocò lo sfondamento del cranio e poi il decesso avvenuto il 25 gennaio 2010 all’ospedale “Pugliese” di Catanzaro. Rosalba Pulitano e Francesco Cupone sono stati difesi dall’avvocato Giuseppe Di Renzo che ha convinto i giudici di secondo grado a derubricare l’accusa di tentato omicidio in quella meno grave di lesioni, reato quest’ultimo dichiarato estinto per intervenuta prescrizione. 

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