Omicidio Cricrì nel Vibonese: 14 anni per l’imputato

Esclusa la premeditazione nel delitto dell’ex candidato a sindaco di Dinami, ucciso e bruciato in auto

Esclusa la premeditazione nel delitto dell’ex candidato a sindaco di Dinami, ucciso e bruciato in auto

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L'auto carbonizzata al cui interno è stato trovato il corpo di Cricrì (nel riquadro)
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E’ stato condannato a 14 anni di reclusione Alfonsino Ciancio, 29 anni, di Acquaro, imputato dinanzi alla Corte d’Appello per l’omicidio di Giuseppe Cricri, ex candidato a sindaco del Comune di Dinami nelle amministrative del maggio 2013 ritrovato carbonizzato nella sua auto il 22 ottobre 2013. I giudici di secondo grado hanno escluso l’aggravante della premeditazione nel fatto di sangue e concesso le attenuanti generiche, così come chiesto dalla Procura generale di Catanzaro che aveva avanzato una richiesta di condanna a 18 anni di reclusione in luogo dei 30 anni rimediati in primo grado a Vibo al termine del processo con rito abbreviato. Giuseppe Damiano Cricri (in foto), 48enne di Melicuccà di Dinami, è stato ucciso e bruciato all’interno della sua auto nelle campagne di Acquaro. Secondo la tesi accusatoria, la vittima nel corso dell’incontro con Liberata Gallace, 52 anni, donna con cui aveva intrattenuto una relazione sentimentale decidendo poi di troncarla, era stato colpito al volto con un oggetto contundente (come acclarato dagli accertamenti medico-legali) così violentemente e ripetutamente da causargli la morte. Successivamente, la donna con l’ausilio di suo figlio, Alfonsino Ciancio, nonché dell’amante, Fiore D’Elia, è accusata di aver collocato il cadavere di Cricrì all’interno dell’autovettura della stessa vittima, sui sedili posteriori, trasportandolo in una stradina di campagna che si dirama dalla S.P.4 (Acquaro – Dinami) a Limpidi di Acquaro, località Petrignano, del tutto priva di illuminazione e dove, con della benzina procurata in precedenza, è stato dato fuoco al cadavere e al veicolo che l’indomani sono stati rinvenuti carbonizzati. Il gip, in sede cautelare, aveva definito l’omicidio come di “inusitata crudeltà e spietatezza”. L’imputato era difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Bruno Ganino, mentre la parte civile era rappresentata dall’avvocato Giovanni Vecchio. Gli altri coimputati Liberata Gallace, madre di Alfonsino Ciancio, e Fiore D’Elia 64 anni di Gerocarne si trovano invece ancora sotto processo (primo grado) dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro, avendo scelto il rito ordinario. La vittima, Giuseppe Cricri avrebbe avuto una relazione sentimentale con Liberata Gallace, a sua volta separata ma che continuava a vivere col suo ex marito nella stessa casa insieme ai loro tre figli. La donna non avrebbe accettato la fine della relazione con Cricrì per via di una donna romena. Da qui la vendetta della donna con l’aiuto del figlio e del nuovo compagno. 

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