Ex Università antimafia di Limbadi, si fa avanti l’Associazione testimoni di giustizia

Il vicepresidente nazionale Pietro Di Costa chiede l’assegnazione della villa confiscata al clan Mancuso: «La precedente gestione ha fallito. Ora il prefetto la dia a noi»

Il vicepresidente nazionale Pietro Di Costa chiede l’assegnazione della villa confiscata al clan Mancuso: «La precedente gestione ha fallito. Ora il prefetto la dia a noi»

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L’Associazione nazionale testimoni di giustizia, attraverso il vicepresidente Pietro Di Costa, si fa avanti per prendere in gestione l’immobile già sede dell’Università antimafia dell’associazione Riferimenti a Limbadi e in passato oggetto di confisca ai danni del clan Mancuso. La villa appartenuta al casato limbadese, al centro di un’inchiesta odierna del Tg di LaC Tv e de Il Vibonese, è attualmente inutilizzata e – dopo l’esperienza della gestione interrotta per le note vicende giudiziarie che hanno travolto l’associazione diretta da Adriana Musella -, non ha ancora visto il subentro di altri sodalizi nonostante le manifestazioni d’interesse emesse dal Comune di Limbadi. Procedure, ad oggi, andate puntualmente deserte anche a fronte di un immobile dotato di ogni confort e attrezzato nei minimi dettagli che inevitabilmente rischia di andare in malora. A proporsi spontaneamente ora è il 50enne testimone di giustizia di Tropea, Pietro Di Costa appunto, già teste in importanti processi di ‘ndrangheta istruiti dalla Dda di Catanzaro. «Il prefetto – sostiene Di Costa – potrebbe procedere con un affidamento diretto, anche in considerazione del fatto che alcune associazioni antimafia hanno solo speculato su questi beni e sui fondi ricevuti dallo Stato ignorando le richieste di quanti avevano bisogno di un aiuto concreto per sopravvivere». LEGGI ANCHE: Il reportage | Viaggio negli immobili del clan che nessuno vuole gestire – Video

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