Lavoro nero nell’azienda, parla Rocco Colacchio: «Costretto a farlo da leggi inique»

All’indomani del blitz di Gdf e Arma l’imprenditore ammette: «Ho sbagliato e pagherò, ma se ci fossero stati ancora i voucher tutto ciò non sarebbe accaduto». E sulla carica di presidente di Confindustria Vibo: «Rimetto il mandato nelle mani degli associati. Decideranno loro»

All’indomani del blitz di Gdf e Arma l’imprenditore ammette: «Ho sbagliato e pagherò, ma se ci fossero stati ancora i voucher tutto ciò non sarebbe accaduto». E sulla carica di presidente di Confindustria Vibo: «Rimetto il mandato nelle mani degli associati. Decideranno loro»

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Rocco Colacchio, presidente Confindustria Vibo
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«Ho sbagliato e pagherò. Salderò il mio conto con lo Stato e nel giro di poco tempo sanerò la mia posizione. Con la stessa serenità posso affermare, tuttavia, che oggi è lo stesso Stato a non metterti nelle condizioni di lavorare correttamente. Io ho avuto necessità di ulteriori lavoratori per circa 10 giorni e per far fronte al carico di lavoro del periodo natalizio. E mentre negli scorsi anni ho potuto fare ricorso ai voucher, quest’anno non è stato possibile, dato che i voucher sono stati aboliti. Se ci fossero stati, tutto ciò non sarebbe accaduto». All’indomani del blitz di Carabinieri e Guardia di finanza nello stabilimento produttivo dell’azienda Colacchio food di San Costantino, specializzata nella produzione di prodotti da forno e pasta, l’amministratore Rocco Colacchio – presidente degli industriali vibonesi -, si dice sereno ma al tempo stesso amareggiato per la risonanza mediatica che l’operazione dei militari – che ha portato all’accertamento della presenza di lavoratori in nero e a sanzioni per circa 50mila euro -, ha avuto sulla stampa locale e non. Su tutto, Colacchio, a tutela del buon nome dell’azienda di famiglia e della fiducia dei consumatori, tiene a rimarcare come «nessuna irregolarità sia stata riscontrata sul piano igienico-sanitario». Ma come ha fatto, dunque, un’azienda con un’immagine pubblica sana – e per di più guidata dal massimo rappresentante della classe imprenditoriale della provincia – ad incappare in un simile fallo? «Ci sono delle circostanze dettate da normative inique – spiega Colacchio – che purtroppo scoraggiano i piccoli imprenditori ad operare nel pieno rispetto delle regole. Si pensi che io ho 21 lavoratori regolarmente assunti e stipendiati; che il Durc aziendale è sempre in ordine, visto che pago mensilmente 12mila euro di contributi; che l’anno scorso, su circa 300mila euro di utili, ho pagato 212mila euro tra saldi e acconti di Ires e Irap. Si aggiunga che sono il primo contribuente della Calabria per quanto riguarda il comparto dei prodotti da forno. Se ho avuto necessità di ricorrere a lavoratori in nero è stato per far fronte al picco di lavoro che si registra dall’8 dicembre in poi e perché non posso assumere una persona per una settimana o 10 giorni, se poi licenziarla mi costa 1500 euro. Assumerne 4 significherebbe spenderne 6-7mila. Per 10 giorni di lavoro. Ribadisco, la normativa non ci mette nelle condizioni di gestire in maniera sostenibile il lavoro occasionale. Se ci fossero ancora i voucher – ripete – tutto ciò non sarebbe avvenuto». L’imprenditore paventa poi un altro rischio. «Ho fatto una cosa irregolare e pagherò com’è giusto che sia, ma non posso escludere che questa situazione non abbia ripercussioni diverse sull’azienda: e se io fossi costretto a mandare a casa dei lavoratori regolari? Non sarebbe peggio? Non sarebbe un danno ulteriore alla persona, all’azienda, all’economia?». Di strascichi, il blitz di Fiamme gialle e Arma, potrebbe però averne anche sul piano associativo, e il ruolo di presidente di Confindustria Vibo ricoperto da Colacchio risentirne. «Stasera stessa incontrerò i colleghi. Saranno loro a decidere quello che io dovrò fare: rimetterò nelle loro mani il mio mandato, mettendomi completamente a loro disposizione e accettando la decisione che gli associati vorranno assumere». 

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