sabato,Settembre 18 2021

Rinascita Scott: Bartolomeo Arena, la guerra di mafia a Vibo e la scelta di collaborare

Continua senza sosta il controesame del collaboratore di giustizia da parte dell’avvocato Paride Scinica in difesa di Luigi Mancuso

Rinascita Scott: Bartolomeo Arena, la guerra di mafia a Vibo e la scelta di collaborare
L’avvocato Paride Scinica

Dopo aver trattato temi di carattere generali sulla contestazione associativa, il difensore di Luigi Mancuso, l’avvocato Paride Scinica ha ripreso il suo controesame chiedendo al collaboratore i motivi che l’hanno spinto a collaborare con la giustizia. Arena, dopo aver risposto indicando le varie ragioni, ha spinto il difensore a sollevare una contestazione leggendo un passo del verbale illustrativo – reso nei 180 giorni – ove lo stesso Arena aveva affermato che tra i motivi della collaborazione vi era anche stata riferita la circostanza che a Vibo Valentia stava per scoppiare presto una guerra di ‘ndrangheta. [Continua in basso]

Salvatore Morelli, latitante

Da qui il penalista ha chiesto al collaboratore di farsi indicare tutti i singoli conflitti tra le famiglie del vibonese che porterebbero all’affermata guerra di ‘ndrangheta. Negli episodi raccontati Arena, che vanno dai presunti intenti omicidiari di Mommo Macrì nei confronti di Paolino Lo Bianco, di Francesco Antonio Pardea nei confronti di Rosario Pugliese alias Cassarola, di Salvatore Morelli nei confronti di Filippo Catania, di Leone Soriano di Filandari nei confronti di Giuseppe Accorinti di Zungri passando per l’alleanza tra il gruppo dei Pardea, detti “Ranisi”, e Leone Soriano, l’avvocato Paride Scinica ha preso spunto per chiedere al collaboratore di giustizia se di tutti questi conflitti tra le varie famiglie del Vibonese il suo assistito, Luigi Mancuso, fosse stato messo al corrente, in considerazione delle stesse affermazioni dibattimenti rese da Arena durante l’esame da parte della pubblica accusa quando ha riferito che con l’uscita dal carcere di Luigi Mancuso tutto era tornato a posto. Negativa la risposta del collaboratore: nessun intervento o preventiva autorizzazione venne rilasciata da Luigi Mancuso per gli agguati che si stavano preparando. Raffica di “non lo so” da parte del collaboratore anche alle successive domande del giovane penalista quando ha chiesto ad Arena se in merito a tutti i danneggiamenti, le sparatorie e le fibrillazioni avvenute nel vibonese – ad esempio tra i Barberi di Pannaconi ed i Fiarè di San Gregorio d’Ippona, tra i figli di Giuseppe Mancuso, alias Mbrojia, ed i Barbieri – vi fosse stato un intervento risolutivo da parte di Luigi Mancuso rispetto alle innumerevoli vicende narrate.

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