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Nella villa confiscata ai Mancuso presenti diversi imprenditori vittime di estorsioni che hanno scelto di ribellarsi: «Non dobbiamo vergognarci ma reagire»

L'iniziativa di Libera a Limbadi
Cronaca

«Non dobbiamo essere noi a vergognarci ma chi commette queste azioni». Un messaggio di coraggio da parte di Francesca Chiaramonte, una ragazza cresciuta nel terrore che il racket tornasse a fare del male al suo papà, imprenditore del settore edile vessato da intimidazioni e vittima nel 2001 di un attentato. La società civile risponde alla chiamata di Libera che, con la campagna “La libertà non ha pizzo”, ha avviato da Limbadi il viaggio di “Liberaidee”. Una serie di incontri in tutta la regione per costruire una comunità alternativa alle mafie partito proprio dalla villa confiscata ai Mancuso, in un paese commissariato in cui la 'ndrangheta si serve delle autobombe per punire chi sceglie la via della legalità. In un territorio, il Vibonese, in cui gli imprenditori tornano ad essere vittime di “avvertimenti” a colpi di pistola. «Alla violenza stiamo rispondendo con la cultura - afferma Maria Joel Conocchiella di Libera -. Essere qui a Limbadi oggi, in un bene confiscato, per dire che siamo dalla parte degli imprenditori e che vogliamo un’economia libera è la migliore risposta possibile».

 

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