Opificio a Vibo, il Tar annulla il permesso a costruire

I giudici amministrativi condannano il Comune. La struttura appartiene alla madre di un consigliere comunale

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La seconda sezione del Tar di Catanzaro ha annullato il permesso a costruire rilasciato nell’ottobre scorso dal Comune di Vibo Valentia a Maria Briga, titolare dell’omonima ditta, per l’ampliamento di un opificio nella zona industriale di Vibo in località Aereoporto. E’ stato così accolto il ricorso presentato dalla ditta Domus srl di Vibo che, in qualità di proprietaria confinante, ha lamentato nel ricorso l’illegittimità del permesso a costruire rilasciato a Maria Briga l’8 ottobre scorso dal dirigente del Dipartimento 2, Settore 4, del Comune di Vibo, con il quale è stato assentito in favore della controinteressata l’ampliamento previsto dal Piano casa. La Domus, rappresentata dall’avvocato Domenico Colaci, lamentava con il ricorso la violazione delle norme sulle distanze dal confine e dalle costruzioni, oltre alla parziale abusività della struttura oggetto di ampliamento con l’omessa indicazione dei termini di inizio e completamento dei lavori. Per i giudici amministrativi, il motivo del ricorso della Domus inerente la violazione della distanza minima dal confine (cinque metri), prevista dal nuovo Piano strutturale comunale (adottato con delibera di consiglio comunale n. 84 del 5 dicembre 2014 e non ancora definitivamente approvato dallo stesso Comune) appare “manifestamente fondato”. Il Tar ricorda poi che il Testo unico sull’edilizia prevede la “sospensione delle domande di rilascio del permesso di costruire in contrasto con lo strumento urbanistico già adottato e sottoposto ad approvazione entro un anno dalla pubblicazione”. I giudici, quindi, non condividono l’obiezione del Comune di Vibo secondo cui tale clausola di salvaguardia varrebbe solo nelle ipotesi in cui lo strumento urbanistico sia sottoposto ad approvazione da parte di altra pubblica amministrazione, mentre “il Piano strutturale comunale non è sottoposto all’approvazione di altre amministrazioni. Tale clausola per il Tar si applica, nelle more dell’approvazione dello strumento urbanistico, “a prescindere dal fatto che quest’ultima sia di competenza dello stesso ente che lo ha adottato o di altra pubblica amministrazione”. Per tali motivi il ricorso della Domus è stato accolto ed il permesso a costruire rilasciato alla ditta di Maria Briga è stato annullato. L’istanza volta ad ottenere il rilascio del permesso di ampliare il proprio capannone era stata presentata dalla sg.ra Briga l’8 marzo 2016. La domanda era stata accompagnata dalla dichiarazione di asseverazione del progettista abilitato e da una perizia a firma dell’ingegnere Nazzareno Fialà, acquisita poi dal Comune di Vibo che è stato ora condannato a pagare alla Domus le spese di lite. Maria Briga è la madre di Giuseppina Colloca, attuale consigliere comunale di Vibo Valentia.      LEGGI ANCHE: Comune Vibo, svolta nella crisi: le opposizioni firmano il documento che silura Costa

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