Suicidio di Sonia Pontoriero, al via il processo per tre sanitari vibonesi

Abbandono di persona incapace il reato contestato a due medici dell’ospedale di Vibo e ad un infermiere

Abbandono di persona incapace il reato contestato a due medici dell’ospedale di Vibo e ad un infermiere

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E’ iniziato stamane dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro il processo per il suicidio di Sonia Pontoriero, la 41enne di Vibo Valentia che si è tolta la vita il 29 settembre del 2016 lanciandosi dal viadotto autostradale sopra Pizzo Calabro. Concorso in abbandono di persona incapace, con l’aggravante di averne cagionato la morte, il reato contestato dal pm Claudia Colucci a tre imputati in servizio nel reparto di Psichiatria dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia. Sotto processo si trovano: Fulvia Franca Mazza, 64 anni, di Vibo Valentia, psichiatra (difesa dall’avvocato Francesco Muzzopappa); Giovanna De Maria, 63 anni di Vibo Valentia, psicologa (avvocato Costantino Casuscelli); Raffaele Sette, 58 anni, di Arena, infermiere (avvocato Vincenzo Gennaro). Stamane ha avuto quindi inizio l’istruzione dibattimentale con le richieste istruttorie formulate dalle parti, vale a dire quelle del pubblico ministero, degli avvocati difensori degli imputati e del legale di parte civile. Aperto il dibattimento dinanzi alla Corte d’Assise, presieduta dal giudice Alessandro Bravin, l’udienza è stata rinviata al 25 giugno prossimo per ascoltare in aula i primi tre testi dell’accusa. Le indagini sul decesso di Sonia Pontoriero sono state condotte dai carabinieri della Stazione di Pizzo Calabro. Secondo gli inquirenti – sulla base delle testimonianze di quanti erano venuti in contatto con la donna nelle sue ultime ore di vita e dalla documentazione acquisita nel reparto ospedaliero – Sonia Pontoriero qualche ora prima di suicidarsi era stata accompagnata dai parenti in ospedale in evidente scompenso psicotico per essere sottoposta a un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Qui, però, i sanitari finiti sotto processo – secondo l’accusa – avrebbero abbandonato a se stessa la donna, già giudicata incapace per malattia di mente ed affetta da scompenso psicotico con deliri persecutori, omettendo di sottoporla al Tso e provvedendo solo a firmare la proposta di Tso senza tuttavia eseguirlo, nonostante vi fossero – ad avviso degli inquirenti – tutti i presupposti e nonostante l’autorizzazione all’utilizzo della forza da parte di un familiare lì presente. I sanitari avrebbero quindi lasciato che la Pontoriero si allontanasse liberamente dal reparto. Allontanamento concluso poi con il suicidio che gli investigatori considerano prevedibile in conseguenza dell’abbandono e delle precarie condizioni psichiche della donna. Parte offesa nel procedimento penale è stata individuata Rosa Garretta, la mamma di Sonia Pontoriero, che è assistita dall’avvocato Giuseppe Di Renzo. Sonia Pontoriero era stata recuperata in stato di incoscienza ma ancora viva dai vigili del fuoco sotto il ponte dell’autostrada. Le sue condizioni erano però apparse subito gravissime, tanto da spirare una volta arrivata all’ospedale di Vibo Valentia. Sonia era molto conosciuta a Vibo Valentia, città nella quale era nata e cresciuta. Negli ultimi tempi si recava spesso a Roma per ragioni di lavoro.

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