Anziano sequestrato, rapinato e pestato nel Vibonese: chiesto il processo per Furchì

Il giovane di Limbadi protagonista di un’efferata azione criminale insieme a tre complici . Il pm Concettina Iannazzo inoltra al gup la richiesta di rinvio a giudizio. In altre inchieste ad accusarlo è anche Emanuele Mancuso

Il giovane di Limbadi protagonista di un’efferata azione criminale insieme a tre complici . Il pm Concettina Iannazzo inoltra al gup la richiesta di rinvio a giudizio. In altre inchieste ad accusarlo è anche Emanuele Mancuso

Informazione pubblicitaria
L'irruzione nella sala scommesse di Ionadi
Informazione pubblicitaria

Sequestro di persona,  rapina continuata ed aggravata in concorso, detenzione illegale di armi,  lesioni personali aggravate, resistenza a pubblico ufficiale. Questi i reati che il pm della Procura di Vibo Valentia, Concettina Iannazzo, contesta a Mirco Furchì, 26 anni, di Mandaradoni di Limbadi, nei cui confronti ha avanzato al gup, Giulio De Gregorio, una richiesta di rinvio a giudizio. Il giovane si trova attualmente detenuto in quanto arrestato il 9 maggio scorso dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia in collaborazione con i militari dell’Arma delle Stazioni di Zungri e Nicotera. In particolare, l’attività investigativa dei carabinieri ha permesso di accertare che Mirco Furchì, nel corso della notte fra il 7 e l’8 maggio dello scorso anno, in concorso con altre tre persone ancora da identificare, aveva aggredito a Nicotera, picchiato con calci alle gambe ed una bottiglia in testa e poi sequestrato un 85enne nato in Svizzera – che si trovava in vacanza nel Vibonese –  per trasportarlo in una campagna del comune di Zungri dove è accusato di averlo rapinato di 70 euro e della sua autovettura, un’Audi A3. Un’azione grave, che costa l’accusa di sequestro di persona in quanto l’anziano sarebbe stato costretto a salire in macchina contro la sua volontà per poi essere trattenuto per diverse ore e sottoposto a violenze fisiche, nonchè derubato. Nel corso dell’aggressione, contro l’anziano è stato prima usato un coltello che gli ha provocato delle ferite da taglio e poi gli è stata puntata una pistola alla tempia ed al collo. La vittima, abbandonata per strada, è stata poi soccorsa da alcuni passanti e trasportata in autombulanza all’ospedale di Vibo Valentia con “contusioni multiple, traumi alla testa, ferite multiple da taglio e contusioni, ferite e contusioni alle mani, contusioni alle gambe ed escoriazioni”. Successivamente, intorno all’1.15 di notte, a bordo dell’auto rubata all’anziano e armato di pistola, Mirco Furchì è accusato di aver tentato una rapina ai danni della sala scommesse Snai di Ionadi di via Mattia Preti che non è andata a buon fine, atteso che le casse e i dipendenti erano protetti da vetri e porte blindate. Furchì ed i suoi complici erano riusciti comunque ad impossessarsi di circa 200 euro sottratti ad un giovane avventore presente nella sala. Le immediate e successive operazioni di ricerca hanno consentito ai carabinieri di rintracciare Mirco Furchì nella sua abitazione con addosso ancora gli abiti utilizzati al momento delle rapine (foto a destra) oltre ad un paio di guanti da lavoratore di colore giallo con bordi neri, identici a quelli indossati dal rapinatore. Ritrovato nell’occasione anche un coltello con manico in legno compatibile con quello sottratto al turista svizzero ed utilizzato per ferirlo. Da ultimo è stata anche rinvenuta anche una somma di denaro pari a 1.245 euro, nonché le chiavi dell’autovettura Audi A3 di proprietà del malcapitato. Mirco Furchì, fiutato il rischio di essere arrestato, ha tentato di darsi alla fuga venendo rincorso dai militari dell’Arma che, a seguito dell’inseguimento e della successiva colluttazione, hanno riportato delle ferite. Da qui l’ulteriore accusa per Furchì di resistenza a pubblico ufficiale. Difeso dall’avvocato Francesco Sabatino, il 26enne si trova imputato anche nell’operazione “Nemea” contro il clan Soriano di Filandari. In particolare, nei suoi confronti per tale ultima inchiesta il pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, ha già avanzato al gup distrettuale una richiesta di rinvio a  giudizio con l’accusa di aver concorso (con Emanuele Mancuso, Leone Soriano, Massimo Vita e Francesco Parrotta) a far esplodere una bomba carta nel giardino dell’abitazione dell’imprenditore Antonino Castagna in data 13 febbraio 2018. Da ultimo, Mirco Furchì si trova indagato pure nell’inchiesta “Giardini segreti” per detenzione ai fini di spaccio di marijuana, con gli atti trasmessi a Genova per competenza territoriale. Ad accusarlo, le dichiarazioni rese dal nuovo collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso.    LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: Emanuele Mancuso e l’esplosivo proveniente dalle Preserre vibonesi

Informazione pubblicitaria

Inchiesta “Giardini segreti”, la Procura di Vibo chiede il rinvio a giudizio per sette indagati

‘Ndrangheta: il pm rinnova in aula la richiesta di rinvio a giudizio per il clan Soriano