Raid omicida a Nicotera e Limbadi, giudizio con rito abbreviato per i fratelli Olivieri

Due distinti processi per i gravissimi fatti di sangue che hanno sconvolto il Vibonese. Tre le persone uccise ed altrettante quelle ferite. Ecco tutte le accuse 

Due distinti processi per i gravissimi fatti di sangue che hanno sconvolto il Vibonese. Tre le persone uccise ed altrettante quelle ferite. Ecco tutte le accuse 

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Saranno processati con il rito abbreviato i fratelli Francesco, detto Ciko, Olivieri, di 33 anni, e Giuseppe Olivieri, 37 anni, entrambi di Nicotera. Dopo la richiesta di giudizio immediato (saltando cioè l’udienza preliminare per evidenza della prova) avanzata dalla Procura di Vibo Valentia, la difesa degli imputati ha infatti chiesto ed ottenuto l’ammissione ad un processo con il rito alternativo che comporta uno sconto di pena pari ad un terzo in caso di condanna. Niente più processo in Corte d‘Assise a Catanzaro, dunque, ma due distinti processi che si terranno a porte chiuse dinanzi al gup del Tribunale di Vibo Valentia. Gravissimi i fatti di sangue contestati ai due imputati. In particolare, Francesco Olivieri, detto “Ciko”, è accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione per aver esploso a Nicotera l’11 maggio dello scorso anno tre colpi di fucile nei confronti di Michele Valerioti. Nei confronti di Giuseppa Mollese, sempre a Nicotera, è stato invece sparato un solo colpo di fucile che ha attinto la vittima alla regione mammaria destra, cagionandone anche in questo caso la morte. Contestata pure qui l’aggravante della premeditazione nel reato di omicidio. Tentato omicidio, aggravato dalla premeditazione, è poi l’accusa mossa a Francesco Olivieri per i due colpi di fucile esplosi a Limbadi nei confronti di Vincenzo Timpano (alias “Scarcella”) che ha però reagito prontamente riuscendo ad evitare i proiettili per poi scagliarsi contro il suo aggressore con una lastra di legno del separè del bar, mentre Francesco “Cico” Olivieri era intento a ricaricare il fucile. Detenzione illegale e porto in luogo pubblico di un fucile non meglio specificato, in quanto mai ritrovato, è quindi l’ulteriore contestazione mossa nei confronti di Francesco Olivieri. Lesioni personali, aggravate dall’uso di un’arma – per l’esplosione di più colpi di fucile nel bar di Limbadi che per errore hanno ferito al polso destro (con proiettile ritenuto in sottocute e rimosso chirurgicamente) Pantaleone Timpano – è invece l’altra contestazione mossa nei confronti dell’imputato che dovrà rispondere anche di lesioni personali aggravate per aver spinto con forza a terra Francesca Vardè (facendola cadere rovinosamente) in occasione dell’esplosione dei colpi di fucile all’indirizzo del marito Michele Valerioti. Contestato infine a Francesco Olivieri il reato di danneggiamento per aver esploso a Limbadi numerosi colpi di fucile in direzione della porta di ingresso dell’abitazione e dell’autovettura Volkswagen Polo di proprietà di Francesco Timpano, più un colpo di fucile a Nicotera all’indirizzo della saracinesca del locale commerciale di proprietà di Maria Teresa Campennì, denominato “Il Capriccio”.                                                              Danneggiamento l’accusa anche per i numerosi colpi di fucile esplosi in direzione della Peugeot 106 di proprietà di Cesare Taccone a Nicotera, più due colpi di fucile in direzione dell’insegna del locale ristorante-pizzeria “Il Castello” di proprietà di Francesco Mollese. La furia omicida, stando al racconto di Francesco Olivieri, sarebbe stata mossa dalla volontà di vendicare il fratello Mario ucciso nel 1997. Francesco Olivieri è difeso dall’avvocato Francesco Capria. L’accusa è rappresentata dal pm Concettina Iannazzo. Le persone offese sono state individuate in: Francesca Vardè, Domenico, Manuel, Daniel ed Erika Valerioti (figli di Michele Valerioti), Concetta Gaglianò (figlia di Giuseppa Mollese) e Giuseppe Gaglianò (marito di Giuseppa Mollese).                            Nel secondo processo che si celebrerà con rito abbreviato davanti al gup del Tribunale di Vibo Valentia, l’imputato è invece Giuseppe Olivieri, 36enne di Nicotera, omicida reo confesso di Francesco Timpano, 45 anni, di Limbadi, freddato sulla spiaggia di Nicotera Marina il 12 agosto scorso davanti agli occhi della moglie e di diversi bagnanti. Il delitto è stato compiuto al lido “Il Gabbiano” e Giuseppe Olivieri subito dopo l’arresto ha rivelato ai carabinieri di aver agito poiché mosso dal timore di finire a sua volta ucciso. La vittima – Francesco Timpano – era tra le persone che Francesco “Ciko” Olivieri, fratello di Giuseppe, aveva intenzione di uccidere nel suo folle raid compiuto a maggio tra Nicotera e Limbadi. Giuseppe Olivieri è difeso dall’avvocato Francesco Schimio. Il pm in questo caso è Ciro Luca Lotoro.     In foto in alto: Francesco Olivieri e Giuseppe Olivieri. Nel testo: Michele Valerioti e in basso Francesco Timpano 

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