Blitz del Nas allo Jazzolino, parla il primario Zappia: «Qui carenze strutturali, non igieniche» – Video

Il direttore di Chirurgia evidenzia come le problematiche siano da attribuire alle condizioni generali dell’ospedale: «Abbiamo un tasso di utilizzo dei posti letto del 110 per cento, non potrebbe essere diversamente»  

Il direttore di Chirurgia evidenzia come le problematiche siano da attribuire alle condizioni generali dell’ospedale: «Abbiamo un tasso di utilizzo dei posti letto del 110 per cento, non potrebbe essere diversamente»  

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«I pazienti operati devono essere portati a letto con le barelle e avendo degli spazi ristretti le barelle causano inevitabilmente il distacco degli intonaci. Alcune crepe sui muri sono dovute esclusivamente ai lavori di ristrutturazione che sono stati fatti nel reparto di Ostetricia al piano superiore. Ma una cosa è parlare di carenze strutturali, una è parlare di carenze igieniche, perché assolutamente nel verbale del Nas non risulta che siano state riscontrate carenze igieniche». Non ci sta Francesco Zappia, direttore del reparto di Chirurgia generale dell’ospedale Jazzolino di Vibo, ad avallare una rappresentazione dei fatti che, all’indomani del blitz del Nas di Catanzaro, attribuisce all’unità complessa da lui diretta “gravi carenze igieniche”. Mostra i muri scrostati dalle barelle, il primario, e l’angolo sul quale è stata segnalata la presenza di una ragnatela. Poi il lavandino della medicheria, che – come da sua antecedente richiesta – attende di essere sostituito. I controlli dei carabinieri hanno fatto emergere tutto ciò. Ma, a parere del professionista, la trasposizione dei fatti rischia di attribuire a coloro che operano all’interno del reparto, almeno nell’immaginario collettivo, molte più responsabilità di quelle che hanno. «Posso dire che molte criticità sono dovute agli spazi ristretti che abbiamo. Ma questo è un problema strutturale non risolvibile in questa fase né da noi né da parte dell’azienda. È chiaro che se noi abbiamo un tasso di utilizzo dei posti letto del 110 per cento, le condizioni non possono che essere queste». Insomma: intonaci, una ragnatela, un lavandino da sostituire. Ciò è bastato rilanciare questo nosocomio sulla cronaca nazionale. Un’attenzione che non si aveva da diversi anni, dalle vicende che portarono alla morte di Federica Monteleone. Quando non era Franco Zappia alla guida del reparto e prima che questo gruppo di medici rendesse questo presidio un luogo nel quale addirittura scegliere di curarsi. Come testimonia un paziente giunto da Cosenza: «sono venuto appositamente qui per l’equipe che c’è: personale che ti accoglie e ti fa sentire in famiglia. C’è una grande pulizia e una grande assistenza. Personalmente non ho riscontrato tali negatività».

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